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Tornei, casinò tra glamour e speranze matematiche

  • Scritto da Mauro Natta

Nei casinò italiani e non solo i tornei sono occasioni glamour ma occhio anche alle speranze matematiche sulla resa dell'investimento.

Rammento benissimo che i tornei o le gare, come in effetti si chiamavano, ebbero inizio anni or sono, molti prima che andassi in pensione nel 2000.
Le prime furono quelle di chemin de fer, in specie in accompagnamento ai gala, con primi di sicuro interesse come, ad esempio, auto di lusso e gioielli firmati.

Parlando del Casinò di Saint Vincent, dove ho lavorato anche come cassiere di sala, ricordo che il cosiddetto tavolo grande finiva quando il sole era già alto e in qualche occasione , come si diceva tra di noi, la partita dava il giro nel senso che il turno di notte aveva il cambio durante la stessa partita di chemin.
Dopo si cominciò a indire gare di altri giochi, prima alla roulette francese; non ricordo i regolamenti con esattezza e mi pare fossero basati sulle vincite.

Non posso nascondere che ad un certo punto le gare di chemin, anche perché la clientela d’élite era diminuita, furono rimpiazzate con altri motivi di attrazione che potevano essere condivisi, in fatto di gusti, da maggiori giocatori.

È più che logico e comprensibile che le gare furono allora considerate alla stregua di un investimento dove, inizialmente, la cagnotte lo ripagava tranquillamente. La mia personale impressione fu quella di osservare una tregua nella concorrenza nazionale che di dedicava alle gare, per così dire, a turno.

Allorché si diede avvio ai tornei di roulette francese il conto della resa sull’investimento non poteva che basarsi sulla speranza matematica a favore del banco. Intendo dire che il 2,27 circa di detta percentuale potrebbe compensare l’investimento. Che non può considerarsi se non comprensivo dei proventi aleatori, per quanto alla prassi nazionale.
Chiaramente un identico ragionamento, credo, supporta chi ha preferito la roulette americana quale momento di gare. Una scelta probabilmente supportata dall’esame delle presenze, in specie, negli orari stabiliti dal relativo regolamento.
Per concludere, al di là di ogni critica e il presente non vi rientra, mi sia consentito ricordare che il 5,44 circa di speranza matematica, tutto considerato con cognizione di causa da parte di chi le scelte è chiamato a farle, può, appunto, rivestire la motivazione a monte dell’investimento.

D’altra parte, senza essere matematici esperti, è semplice capire che 1 su 37 è migliore di 1 su 38, zero nella prima e zero e doppio zero nella seconda, in aggiunta ai 36 numeri.
Mi sia permessa la considerazione in ordine alla pubblicità specifica sul gioco che, in Italia, non è ammessa. Probabilmente si dovrà fare ricorso a manifestazioni culturali o diverse per richiamare la location “trasversalmente” interessata.

Un consiglio che mi permetto spesso è la verifica del risultato tra introito di un gioco e le presenze. Come sostengo trattasi di un dato statistico ma di un certo indirizzo utile alla gestione.
È ovvio che il precedente dovrebbe anche essere confortato da altri accostamenti: introito del singolo gioco sul totale dei ricavi e nei confronti dei giochi lavorati. È nota la politica produttiva che vede il maggior impegno ad abbreviare la tendenza negativa ed allungare quella positiva tiene in debita considerazione l’incidenza di un gioco; questi elementi accennati per sommi capi forniranno al marketing le dovute indicazioni.
Dimenticavo che le gare possono svolgersi anche per le slot machine!

 

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