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Casinò Venezia, Ooss: 'Vogliamo solo riavere il nostro lavoro'

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Una delegazione sindacale dei dipendenti del gioco a Venezia incontra il capo di gabinetto del prefetto Vittorio Zappalorto.

Manifestazione sotto la pioggia, quella di oggi 12 maggio dei lavoratori del gioco legale a Venezia, che si sono dati appuntamenti sotto la sede della prefettura per chiedere attenzione e una data certa sulla riapertura del settore, a cominciare dal Casinò, che in laguna è ovviamente l'azienda del settore che dà lavoro a più persone.

Una delegazione sindacale è stata ricevuta da Piera Bumma, capo di gabinetto del prefetto Vittorio Zappalorto, al quale ieri Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil avevano inviato una lettera, ed è stato portato alla sua attenzione il fatto che al momento non c'è alcuna certezza sulla riapertura del gioco, come pure che ci sono protocolli all'avanguardia e che, nel breve periodo della scorsa estate in cui le attività erano state riaperte, non si era registrato neanche un caso di contagio.

Al capo di gabinetto è stato poi evidenziata la possibilità di rendere ancora più rigidi tali protocolli e soprattutto, spiega Matteo Matteuzzi, sindacalista dell'Slc Cgil, "è stato con forza  sottolineato il rischio di un incremento del gioco illegale". Da qui la richiesta che "i decreti ministeriale discendano da criteri di natura sanitaria e non etico-morale" e la sottolineatura che "il protrarsi di questa imposizione rischia di determinare effetti drammatici da un punto di vista economico ma anche sociale".

"Finora ci sono stati solo proclami - riferisce Enrico Gianolla, sindacalista della Fisascat Cisl al Casinò di Venezia - e la gente è dovuta andare avanti con 800, 900 euro al mese. Non è ammissibile, per un settore, quello del gioco, che conta 150mila addetti, mentre i casinò, escludendo la ristorazione, danno lavoro a un migliaio di persone. La situazione è critica e il nostro settore non può essere derubricato ad attività non necessaria. Non necessario per chi? Per noi è necessario lavorare. Non siamo scesi in piazza per chiedere un aumento di salario ma per riavere indietro il nostro lavoro".

Da parte sua, rendono noto i sindacati, il capo di gabinetto ha compreso le evidenziazioni facendosi carico di trasmetterle alle istituzioni competenti. 

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