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Savt: 'Gioco dimenticato da Draghi, grave danno a Valle d'Aosta'

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Il sindacato Savt sottolinea come il premier Draghi abbia dimenticato il gioco nel discutere di riaperture e il grave danno che ciò porta alla Valle d'Aosta.

"Stupore e rammarico". Lo esprime il sindacato valdostano Savt, nel sottolineare come "nel discutere di riaperture il Governo Draghi non abbia nemmeno preso in considerazione il mondo del gioco".

In una nota, il sindacato sottolinea che "per la Valle d'Aosta si tratta di una tematica con risvolti economici importanti, visto che la casa da gioco di Saint Vincent è chiusa dallo scorso mese di ottobre e al momento non vi è nessuna certezza di come e quando potrà tornare ad operare. Oltre al danno che questa chiusura sta generando all'azienda stessa e ai lavoratori coinvolti, non si può sottovalutare il risvolto negativo che si crea nei confronti di tutto l'indotto che le gravita intorno e che caratterizza parte del sistema economico della media valle".

Il Savt auspica "una dura presa di posizione da parte del Governo regionale contro le scelte del Governo Draghi e ritiene più che mai urgente che le misure regionali di sostegno ai lavoratori e alle imprese vengano approvate il prima possibile dal Consiglio regionale".

Nella nota, il sindacato evidenzia anche come "dopo aver praticamente messo fine alla stagione invernale con l'ordinanza dello scorso 15 febbraio con la quale si impediva l'apertura definitiva degli impianti di risalita, il Governo Draghi continua a dimostrare scarsa attenzione nei confronti del mondo della montagna e della Valle d'Aosta in particolare.

Le notizie di stampa e le prime bozze di decreti che circolano in merito alla riapertura delle attività commerciali previste per il prossimo 26 aprile, dimostrano infatti come non si tenga conto in nessun modo delle particolarità legate alle realtà di montagna. Secondo il Savt è infatti inaccettabile che si parli di potere aprire le ristorazione solo all'aperto e che solo dal 1 giugno si possa lavorare all'interno, per di più per il solo pranzo. Per chi opera in montagna vuol dire praticamente non poter lavorare. Il risultato è quello di dare un ennesimo colpo, magari per alcuni quello mortale, alle attività di bar e ristorazione che da ormai troppi mesi si trovano a lottare per sopravvivere contro le continue decisioni contraddittorie legate alle chiusure e alle riaperture a singhiozzo, vanificando oltretutto gli sforzi economici fatti per adeguarsi alle norme previste nei vari protocolli di sicurezza che si sono susseguiti nel tempo. Tutto questo rischia di creare e di accentuare un danno occupazionale già importante e rischia di mettere in parte a rischio il flusso turistico".

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