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Riapertura casinò, pioggia di petizioni al Governo

I lavoratori dei tre casinò raccolgono firme per chiedere al Governo la riapertura in sicurezza dei casinò.

Se le proprietà (Regione Valle d'Aosta e Comuni di Sanremo e di Venezia) si sono mosse attraverso un documento congiunto inviato al premier Giuseppe Conte, al ministro dell'Economia Roberto Gualtieri e ai capigruppo parlamentari, anche i lavoratori dei tre casinò si muovono per sollecitare attenzione nei confronti del settore e soprattutto chiedere la rapida riapertura in sicurezza delle tre case da gioco. Un'esigenza fortemente sentita, visto che il Dpcm che sospende tutte le attività di gioco è in scadenza il 16 gennaio e che in questi giorni il Governo è al lavoro, con continui confronti con Enti locali e Comitato tecnico scientifico, per redigere le nuove norme.

A tale proposito, sono da segnalare tre petizioni dirette alla presidenza del consiglio dei ministri, di contenuto analogo, con le quali, su Change.org, si chiede la riapertura in sicurezza, rispettivamente, del Casinò di Saint Vincent, di quello di Sanremo e di quello di Venezia. La raccolta delle firme è in corso: la petizione sulla Casa da gioco valdostana è per ora a quota 81, quella su Venezia 1.138, e quella su Sanremo 399.

Nelle tre petizioni, i firmatari si appellano alla politica e alle istituzioni affinché "le scelte future tengano in debita considerazione la sopravvivenza della loro Azienda e la relativa salvaguardia di tutti i posti di lavoro".

IL TESTO
Il tempo sta per scadere.
Durante il 2020 la nostra Azienda è stata costretta a sospendere l'attività per 181 giorni, ovvero 6 mesi di blocco totale. Ad oggi permane forte incertezza circa il futuro e non è dato sapere se e quando giungeranno le necessarie autorizzazioni alla ripresa dell'operatività aziendale.
A nulla sono valsi un Protocollo di regolamentazione per il contenimento del Covid-19 redatto in senso maggiormente restrittivo rispetto alle norme generali previste e una situazione di assoluta sicurezza nella quale Azienda e lavoratori hanno operato dal 19 giugno 2020 fino alla seconda sospensione ordinata con Dpcm del 24 ottobre 2020.
A ciò si aggiunge un input politico che tende, sottotraccia e in modo del tutto inappropriato, a criminalizzare l'esistenza stessa dell'Azienda e a giudicarla, in qualche modo, sacrificabile.

A questo proposito preme evidenziare che:

1. Le Case da Gioco attive sul territorio nazionale, grazie all'efficace controllo pubblico, sono da sempre presidio di legalità e vigilanza anche nel contrasto alla ludopatia e al gioco illegale.

2. Stante la situazione pandemica in atto, che nessuno intende in alcun modo minimizzare, vanno individuate restrizioni proporzionali ai livelli di rischio, senza che i condizionamenti politici e pseudo-morali entrino a gamba tesa su questioni che nulla hanno a che spartire con l'emergenza sanitaria in corso.

3. Giudicare “non essenziale” un'attività produttiva senza intravedere le conseguenze esiziali che le decisioni politiche stanno determinando risulta inaccettabile.

Il protrarsi di tale situazione rischia di produrre effetti irreparabili sulla stabilità della Casa da Gioco e di conseguenza sui posti di lavoro degli oltre 350 dipendenti diretti (nel caso di Saint Vincent, 600 in quello di Venezia e 212 in quello di Sanremo Ndr), oltreché su tutto l'indotto, e questo anche in virtù di una politica di ristoro gravemente insufficiente.

Se riaprire in sicurezza significa: contingentare ulteriormente gli ingressi o aumentare i livelli di controllo o inasprire i dettami contenuti nel Protocollo di regolamentazione, allora tutto ciò venga richiesto e attuato, viceversa la strada senza ritorno della crisi rischia di determinare effetti sociali drammatici.

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