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Gaillard: 'St. Vincent, ora un referente per relazioni sindacali'

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Il segretario regionale della Cgil, Vilma Gaillard, commenta l'omologa del concordato della società di gestione del Casinò di St. Vincent.

I creditori, in larghissima maggioranza (in rappresentanza dell'89,24 percento della massa creditoria), avevano detto “sì” a luglio. Lo scorso 16 ottobre c'è stata l'udienza, in tribunale ad Aosta, per l'omologa del concordato in continuità della società di gestione del Saint Vincent Resort & Casino. E finalmente il tribunale di Aosta ha detto “sì” all'omologa del concordato, scongiurando dunque, almeno per ora, il rischio di fallimento che pendeva sulla Casa da gioco. Un risultato positivo che arriva dopo che il commissario giudiziale Ivano Pagliero aveva relazionato in maniera positiva, in tribunale, sul piano concordatario proposto ai creditori dall'azienda.

Si apre dunque una pagina ancora da scrivere, ma che sembra senz'altro migliore delle precedenti, per la Casa da gioco valdostana e per la sua società di gestione, tanto più che l'andamento degli incassi nel 2019 è fortemente positivo, pur in assenza di incisive azioni per il loro rilancio che, come ammesso dallo stesso amministratore unico Filippo Rolando, non sono state finora la priorità, visto che si è dovuto lavorare soprattutto per risanare i conti.

Ma cosa ne pensano i sindacati e quali sono i loro auspici per il futuro della Casa da gioco? La parola al segretario regionale della Cgil, Vilma Gaillard.
“Quello concordatario è stato un percorso lineare, tenendo presente le difficoltà che ci sono state, e certamente la buona volontà da parte dei dipendenti è stata più che dimostrata. L'abbattimento del costo del lavoro è stato uno degli elementi del quadro complessivo e sta dando un contributo notevole. Ora la flessibilità c'è, e si tratta di un passo in avanti rispetto al passato, mentre per il futuro dobbiamo aspettarci che il Casinò, per i prossimi cinque anni, sarà un sorvegliato speciale”.

Il segretario valdostano guarda con favore all'andamento attuale del Casinò: “I dati sono tutto sommato positivi e rincuorano, voglio sperare che la riorganizzazione sia stata congrua al fatturato. Avremo bisogno di incontrare l'azienda così da rivedere meglio l'accordo, l'assetto organizzativo interno e il suo perimetro. I confronti con l'azienda vanno fatti in maniera serena, così da definire bene quali saranno le ricadute dei licenziamenti”.

E questo è anche il compito che, in questa fase, spetta alla Regione Valle d'Aosta: “La proprietà deve lasciare che l'azienda, almeno per quanto riguarda le relazioni con le organizzazioni sindacali, possa dialogare serenamente. Una legislazione che possa dare garanzia di continuità in questo momento c'è e per quanto ci riguarda è importante avere una figura di riferimento specie sulle relazioni sindacali, il che al momento manca. Bisogna infatti tenere conto che ci sono dei punti critici legati al fatto che i licenziamenti hanno creato dei vuoti soprattutto nel reparto di produzione. Da qui la necessità di avere un piano di riorganizzazione”.

Soprattutto per quanto riguarda il lato alberghiero: “Qui i licenziamenti sono stati più pesanti e per buona parte di essi non c'è stata la possibilità di accompagnare alla pensione i lavoratori. Il Billia deve fare la sua strada. Deve essere collegato al Casinò, con il quale costituisce un binomio, ma deve diventare una parte alberghiera per alcuni versi sganciata dalla Casa da gioco”.
 
Secondo Gaillard “se si è giunti alla situazione attuale è perché prima dell'ultima ristrutturazione si è creduto che la realtà di allora, soprattutto quella alberghiera, avrebbe continuato a essere quella che era nel passato. Non ci si era resi conto che sul lato alberghiero e congressuale si era all'interno di una fase di crisi. Sono stati compiuti investimenti sproporzionati rispetto alla domanda del mercato. Per quanto riguarda il Casinò, invece, pur essendo il mondo cambiato, si è avuta l'idea di fare una ristrutturazione dell'immobile che sta dando delle grosse difficoltà logistiche e sono stati fatti investimenti non consoni alle necessità. Una ristrutturazione era necessaria per la messa a norma degli stabili, ma doveva essere meno faraonica e più pensata per il momento di crisi che si stava vivendo”.
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