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Campione: 'Non è impossibile che società gestione torni in attività'

Tre sigle sindacali e la Rsu scrivono al giudice delegato del tribunale di Como, ribadendo la richiesta di un incontro sul Casinò Campione.

Nonostante le buone notizie che arrivano dal Senato, dove nella giornata di ieri, 27 novembre, è stato approvato dall'Aula l'emendamento al decreto fiscale del governo che prevede norme per il rilancio dell'economia campionese (su tutte la nomina di un commissario straordinario per il Casinò, che si occupi di trovare le soluzioni per poterlo riaprire), è ancora fortissima la preoccupazione dei dipendenti della Casa da gioco. Il giudice incaricato del fallimento del tribunale di Como, Alessandro Petronzi, ha infatti comunicato alle Ooss, in riposta alla richiesta di incontro urgente che le sigle avevano avanzato, la memoria a lui presentata dalla curatela, al posto, appunto, di un incontro “de visu”. E per di più, la memoria afferma chiaramente che dal 10 dicembre partiranno le lettere di licenziamento, e che non vi è possibilità giudirica alcuna che la “vecchia” società di gestione, dichiarata fallita lo scorso 27 luglio, torni in attività. Questo nonostante il 13 dicembre saranno discussi, in Corte d'appello a Milano, i reclami presentati da Comune, Casinò e Banca popolare di Sondrio contro la sentenza stessa. Una data nella quale, se i curatori daranno seguito a quanto affermato, le lettere di licenziamento saranno già state spedite.

A tale proposito, non si è fatta attendere la reazione di Uilcom, Slc Cgil, Libersind e Rsu, che hanno nuovamente scritto al giudice Petronzi, rinnovando l’invito “a un incontro in cui poter serenamente confrontarsi sulla strada migliore da percorrere per la rinascita della comunità campionese.

Ooss e Rsu ricordano al giudice che la richiesta del 19 ottobre “ mirava ad un sereno confronto con la S.V. per discutere non solo della procedura di licenziamento collettivo in essere sic et simpliciter, inquadrandola piuttosto nel recente quadro normativo dato dall’art. 44, D.L. 28/09/2018, n 109.

Riteniamo inoltre un dovere sindacale confrontarci costantemente con le istituzioni, di volta in volta interessate, sui risvolti sociali che possono derivare da decisioni che, pur se legittime, influiscono talvolta in maniera greve sulle vite delle persone e sui territori in cui esplicano i propri effetti.
L’indipendenza e l’autonomia dei poteri dello Stato, che trovano nella Carta Costituzionale fondamento e garanzia, vanno tuttavia lette in un’ottica di unitarietà di fini a tutela dell’individuo e della collettività. In situazioni assolutamente straordinarie quali quella campionese, sarebbe sempre opportuno che tutte le forze in gioco si riunissero per superare i vari impedimenti, tenendo sempre bene a mente che l’individuo, nella sua veste di uomo piuttosto che di lavoratore, deve rimanere al centro di ogni valutazione.

L’anomalia campionese, territoriale-giuridica-economica, necessita che tutte le parti sociali costituiscano un tavolo di crisi per il superamento dell’emergenza, cercando di contenere al massimo i danni per la collettività. Danni che, è bene sottolinearlo, i lavoratori e i cittadini di Campione non hanno certo causato e per i quali si è ancora in attesa che qualcuno ne venga chiamato a rispondere”.

Le sigle non nascondono la preoccupazione provata nel leggere quanto esposto dai curatori nell'informativa che Petronzi ha poi trasmesso: “innanzitutto dal testo sembra emergere il fatto che ai dipendenti non verrà consegnata la documentazione utile ad un’insinuazione tempestiva, ma si prefigura già la prospettiva di insinuarsi tardivamente, in contrasto con le ampie rassicurazioni ricevute più volte, non da ultimo nell’incontro del 8 novembre. In tale occasione ai curatori era stato proposto di chiamare in servizio almeno un altro dipendente, per velocizzare i tempi nei conteggi, ma tale esigenza non era stata condivisa.
 
In secondo luogo nell’informativa viene più volte sottolineato come i licenziamenti siano funzionali per l’acceso agli ammortizzatori sociali: in realtà, vi è il rischio che la Naspi venga corrisposta dall’Inps soltanto una volta spirato il termine contrattualmente previsto per il preavviso di licenziamento (di tre mesi), quand’anche la relativa indennità sostitutiva non sia corrisposta (come avverrà per i lavoratori di Campione).
 
È appena il caso di ricordare che le 250 famiglie dei lavoratori della Casa da gioco residenti a Campione e in Italia sono sprovviste di alcuna forma di retribuzione dal luglio scorso. Anche di questo aspetto ci sarebbe piaciuto discutere con la S.V. nell’incontro richiesto, vagliando la possibilità di predisporre un documento congiunto per segnalare agli organi competenti la problematica. 
Infine la curatela scrive che 'non è giuridicamente possibile che Casinò di Campione Spa, ora fallita, possa ritornare in attività', con una perentorietà che, a parere di chi scrive, stride con la pendenza di ben tre reclami innanzi alla Corte d’Appello che saranno discussi il prossimo 13 dicembre.
Dal nostro punto di vista, un conto è dubitare della possibilità di accoglimento delle diverse istanze presentate avverso la sentenza di fallimento pronunciata dal Tribunale di Como, un conto è definire tout court la questione come giuridicamente impossibile”.
 
Le parti si incontreranno oggi in Regione per la trattativa in sede amministrativa sul licenziamento collettivo di tutti i dipendenti del Casinò.
 
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