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Sentenza Cdc su Casinò, FdI all'attacco del presidente Bertin

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Fratelli d'Italia chiede le dimissioni del presidente del Consiglio Valle Albert Bertin, dopo le azioni non avviate sulla decadenza dei consiglieri condannati per i finanziamenti al Casinò di St. Vincent.

La sentenza della Corte dei Conti che ha condannato 18 politici valdostani, di cui 6 ancora in carica, a risarcire per 15 milioni di euro la Regione Valle d'Aosta per i finanziamenti concessi al Casinò di Saint Vincent dal 2012 al 2015, scatena una nuova bufera politica. Stavolta sul presidente del Consiglio Valle Alberto Bertin.

Fratelli d'Italia ne chiede infatti le dimissioni, visto che la Regione Valle d'Aosta ha avviato il procedimento per recuperare le somme che i politici devono alla Regione, ma parallelamente non sono state avviate quelle previste dalla legge regionale per la decadenza dei consiglieri, in tema di incompatibilità sopravvenuta.

A spiegare nel dettagli la vicenda Fratelli d'Italia Valle d'Aosta, partito guidato nella regione da Alberto Zucchi, che ha appreso che "la regione in data 4 ottobre 2021 ha instaurato un procedimento per il recupero delle somme (capitali interessi e spese ) tramite uno studio legale di Torino impegnando la somma di 127mila euro".
Parallelamente, però, "abbiamo appreso che il presidente del Consiglio non ha avviato le procedure previste dagli art. 5, 7 e 8 della Legge regionale 20 del 2007 in tema di incompatibilità sopravvenuta".
Esso dispone, ricorda FdI, che "sono incompatibili i consiglieri che hanno un debito liquido ed esigibile e sono stati legalmente messi in mora".

Fratelli d'Italia ricorda di aver chiesto "ufficialmente al presidente del consiglio Bertin il motivo per il quale, di fronte all’avvio da parte della regione delle procedure di esecuzione (quindi messa in mora) per il recupero dei denari (capitale, interessi e spese legali) a seguito della condanna (esigibile) in secondo grado comminata dalla Corte dei Conti a 18 tra attuali consiglieri regionali ed ex lui non abbia contestualmente avviato quanto stabilito dagli art 5, 7 e 8 della Lr 20 del 2007 in materia di incompatibilità sopravvenuta".

È stato risposto a mezzo stampa che "la procedura di decadenza non è stata avviata in quanto per la Regione (ma non ci è dato ancora sapere da parte di quale ufficio o persona ) 'il motivo indicato dalle difese e recepito dalla Regione è che la sentenza della Corte dei Conti è stata impugnata in Cassazione e quindi non è ancora esecutiva'”.

Peccato, osserva che "la delibera di Giunta numero 1244 del 4 ottobre (sparita stranamente dai radar dalla banca dati consultabile dal pubblico) asserisca il contrario e cioè che 'la pendenza del ricorso alla Corte Costituzionale e dei ricorsi per Cassazione non sospende l'esecutività della sentenza'”.

FdI osserva: "Quello che viene considerato esecutivo per dare a un avvocato di Torino per 127mila euro l’incarico di recuperare i denari a 18 persone non viene ritenuto motivo altrettanto valido per dare il via all’applicazione di una norma prevista in una legge regionale. Perché?

Chi l’ha deciso? Quali approfondimenti giuridici col requisito di terzietà sono stati compiuti dalla presidenza del Consiglio?

Al di là dello sconcertante occultamento dalla banca dati della delibera in questione che ci fa presumere che tale fatto non sia unico ma inquietante prassi corrente, a nostro parere si configura una potenziale omissione di atti di ufficio su cui FdI auspica vengano fatti i necessari controlli dai soggetti preposti".

Fratelli d'Italia non sa "se il presidente Bertin sia un replicante inconsapevole di decisioni altrui atte a favorire una dilatazione dei tempi utile ad evitare o rimandare fino alle calende greche l’incompatibilità di alcuni soggetti coinvolti", ma, "in base al comune senso del pudore e alle stesse procedure avviate dalla regione per il recupero delle somme per effetto della sentenza esecutiva della Corte dei Conti", ritiene che "così come i soggetti condannati devono prima pagare e poi, se vincono i ricorsi, avranno indietro i soldi (o meglio li avranno le loro assicurazioni...) alla stessa stregua chi non ha estinto il debito liquido ed esigibile nei tempi previsti dalla legge regionale 20 del 2007, prima deve decadere e poi, se vince il ricorso in Cassazione, verrà reintegrato".

In ogni caso il partito ritiene che "se il presidente Bertin abbia conservato un minimo di rigore morale che lo ha reso celebre in tutti questi anni (quando era all’opposizione), applichi sulla sua stessa persona le sue lezioni e tragga da solo le conseguenze rassegnando le proprie dimissioni per non aver esercitato il dovuto controllo e il suo ruolo di arbitro imparziale".

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