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Caveri: 'Chiusura Casinò, valutare ristori regionali'

  • Scritto da Amr

L'assessore alle Partecipate della Regione Valle d'Aosta Luciano Caveri preoccupato per le conseguenze della perdurante chiusura del Casinò di St. Vincent.

"Nessuna offerta di acquisto del Casinò di Saint-Vincent è arrivata alla Regione o alla società, e tantomeno l’amministrazione regionale ha intenzione di vendere la casa da gioco". Lo afferma l'assessore alle Partecipate della Regione Valle d'Aosta, Luciano Caveri, nel rispondere in Consiglio Valle all'interpellanza presentata dal consigliere del Gruppo "Pour L'Autonomie - Per L'Autonomia", Marco Carrel e con la quale si chiedevano quali fossero gli "Intendimenti in merito alla vendita della Casino de la Vallée Spa".

Ma l'interpellanza poneva anche altri quesiti, soprattutto "come viene amministrata a livello di gestione del personale questa fase di chiusura, quante persone lavorano in media e quali mansioni ricoprono" e questo ha fornito occasione a Caveri per fare il punto sulla difficilissima situazione della Casa da gioco, alle prese con i Dpcm, ma anche con il concordato e pure con il contenzioso tuttora in corso, in Cassazione, con i vecchi gestori, facenti capo al gruppo Lefevbre.

"C’è chi non vede l’ora di vedere il Casinò fallire a beneficio di una possibile acquisizione con ambizioni varie credibili o forse incredibili, su cui però, a mio avviso, bisogna in qualche maniera vigilare”.

Quanto agli scenari che si aprono: “Aspettiamo di avere un interlocutore governativo perché abbiamo bisogno di avere un minimo di certezza rispetto alla questione della riapertura. L’amministratore unico Filippo Rolando ha detto esplicitamente in commissione che la casa da gioco è in grado di reggere sino all’estate. Questo significa che noi dobbiamo porre con serietà la questione dei nostri confini regionali. Se domani si riaprisse il Casinò di Venezia ha comunque un bacino di utenza di giocatori veneti che si possono muovere sulla casa da gioco ben diverso dal nostro”.

Uno scenario che non può che preoccupare: "Se la situazione dovesse restare quella di una chiusura, in qualche modo noi dovremmo farvi fronte. Aspettiamo i ristori dello Stato, ma eventualmente dovremmo riflettere su ristori regionali per un’azienda che comunque occupa 400 persone più un centinaio di persone nel settore nell’indotto”, conclude Caveri.

 

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