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Cndcec: 'Limite a contanti, opinabile l'effetto anti evasione'

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Rilievi critici alle norme sul contante da parte del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.

Mentre in Senato si è avviato il ciclo di audizioni da parte della quinta commissione Bilancio sulla Manovra 2020, con il termine ultimo per la presentazione degli emendamento fissato per sabato 16 novembre, prosegue quello intrapreso dalla commissione Finanze della Camera sul decreto fiscale che, come noto, prevede anche l'abbassamento della soglia massima per l'utilizzo del denaro contante in Italia, dagli attuali 3mila euro a 2mila (dal 1° luglio 2020) e fino a giungere a mille il 1° gennaio del 2022. Si tratta di una disposizione che interessa direttamente, e che preoccupa, i casinò, visti gli ulteriori oneri che l'entrata in vigore di questa disposizione comporterebbe.

A tale proposito, il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili ricorda come l'introduzione in Italia di un "tetto al contante" risale al 1991, quando fu introdotta la soglia massima di 20 milioni di lire. Poi ci sono stati vari interventi, ma, osserva il Cndcec, "sono comunque numerosi i Paesi europei dove non esiste limite alcuno, tra cui spiccano Austria, Germania e Gran Bretagna". E del resto, "l'effetto in chiave anti evasione dei limiti all'uso del contante è molto opinabile".

Infatti, "a differenza degli incentivi all'utilizzo della moneta elettronica, che creano un effetto di 'contrasto di interessi', tale per cui chi compra è incentivato a fare una transazione tracciata anche in contesti in cui chi vende preferirebbe accordarsi per un pagamento in contanti, così da poter poi non fatturare, il limite all'uso del contante si rivela perfettamente inutile nei contesti in cui chi vende è in condizioni organizzative per poter decidere di non fatturare (perchè non incide minimamente sulla propensione di venditore e acquirente di mettersi d'accordo o meno) e può diventare addirittura controproducente nei contesti in chi chi vende è in condizioni organizzative per cui la transazione viene comunque fatturata quale che sia la forma di pagamento (perchè impedisce a chi fatturerebbe la cessione o prestazione di accettare il pagamento in contanti). In altre parole, tetti esagerati al contante non frenano l'evasione laddove comunque non si fattura, al massimo frenano i consumi laddove comunque si sarebbe fatturato".

Secondo il Consiglio, "il fatto che il presunto (e, diciamolo, più che possibile) evasore con molto denaro in tasca non possa pagare in contanti in Italia la vacanza presso un grande albergo, la borsetta di grido (...) costituisce una suddiciente consolazione", nei sostenitori della riduzione del limite a mille euro, "e supporta il convincimento che tolga a quel punto il 'gusto' di evadere a monte denaro che poi non può spendere".

In realtà, "questo aspetto indiretto non sembra incidere in modo apprezzabile sulla propensione soggettiva all'evasione, che si colloca a monte (da contrastare con opportuni mezzi, quali ad esempio gli incentivi all'utilizzo della moneta elettronica)".

Il Consiglio ritiene dunque "auspicabile una conferma della misura attuale che appare equilibrata e una sempre maggior concentrazione sugli strumenti che, creando un effettivo contrasto di interessi, possono far realmente emergere quello che oggi la coincidenza di interessi mantiene invece sommerso".

 

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