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Riapertura Casinò Campione, le tre strade di Bruschi

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Ecco i dettagli della relazione tecnica del commissario straordinario del Casinò Campione sulle vie da percorrere per riaprirlo.

Dopo una lunga attesa e alcune decisamente sommarie informazioni, finalmente emergono maggiori dettagli sui contenuti della relazione messa a punto dal commissario straordinario del Casinò Campione d'Italia Maurizio Bruschi, in merito alle strade che si possono seguire per riaprirlo, dopo la sentenza del 27 luglio che aveva disposto il fallimento per insolvenza della sua società di gestione. Una sentenza poi annullata dalla Corte d'appello di Milano, ma con un contenzioso amministrativo ancora in corso e, soprattutto, con la necessità di capire se, come e quanto poter riaprire la sede, anche alla luce della mole di debiti accumulati.
Ad anticipare importanti stralci della relazione di Bruschi, al vaglio del Viminale, è il Corriere di Como. Nella sua relazione di 21 pagine il commissario, dopo aver citato i "numeri" fondamentali per capire l'entità del problema da risolvere (175.720.744 euro di debiti accertati dai curatori fallimentari, anche se non definitivi, e di questi 54.878.640 "eslusi" e quasi tutti ascritti al Comune), prospetta tre soluzioni per la riapertura.

IL RISANAMENTO DELLA SOCIETA' DI GESTIONE - La possibilità di risanare l'attuale società è giudicata "fragile" e di fatto irrealizzabile, in quanto i creditori dovrebbero rinunciare a una parte dei loro crediti e lo Stato dovrebbe immettere capitale per almeno 50 milioni di euro. Su tutto pende poi la decisione della Corte di Cassazione sui ricorsi e i tempi stimati sarebbero di circa tre anni.

L'INDIVIDUAIZONE DI UN NUOVO SOGGETTO GIURIDICO - Quanto alla costituzione di una nuova società a capitale interamente pubblico, occorre innanzitutto la dichiarazione di fallimento in proprio della società esistente, il che chiuderebbe il procedimento in Cassazione. Inoltre, il Parlamento dovrebbe votate una norma ad hoc per superare l'ostacolo delle leggi che oggi vietano la costituzione di nuove partecipate pubbliche. Tempi: 8/10 mesi, senza contare i 15-20 milioni di euro di investimento di base.

L'AFFIDAMENTO A UN PRIVATO - La terza, "l'affidamento della gestione a un sogegtto privato", è una soluzione, per quanto "non richiesta", che Bruschi indica come percorribile, dato che "molti operatori economici italiani e stranieri hanno manifestato interesse". Ma anche in questo caso servirebbe il fallimento in proprio della società di gestione e poi una legge o decreto che autorizzi la gestione privata della Casa da gioco. Anche stavolta servirebbero dagli 8 ai 19 mesi di tempi, ma lo Stato non dovrebbe investire nulla.
Al governo l'ardua decisione.

 

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