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Pezzini: 'Casinò Sanremo, si rilancino giochi tradizionali'

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Il candidato a sindaco di Sanremo Alberto Pezzini evidenzia le linee programmatiche sul Casinò: ristorazione, cultura e rilancio del gioco tradizionale.

Campagna elettorale in corso a Sanremo e, come ampiamente prevedibile, Casinò al centro dell'attenzione. Il dialogo di Gioco News con i vari candidati a sindaco prosegue con Alberto Pezzini, che corre per la lista “Futura Sanremo”.

Nonostante qualche problema di “tenuta” degli incassi, il Casinò di Sanremo è, tra quelli italiani, quello dalla maggiore stabilità in termini di bilanci in attivo e di pax sindacale. A chi attribuire il merito e come operare sul fronte del rilancio degli incassi?

“Sinceramente sono meno ottimista di lei. Certo guardo agli incassi del Casinò, ma avendo in testa il quadro sinottico delle consulenze, che nel 2017-2018 sono costate circa 2 milioni di euro. Si tratta di una delle voci che più hanno affllitto il bilancio. Quanto agli incassi, li prendo per buoni, ma l'andamento è attribuibile principalmente alle slot, in quanto le sale sono deserte. Il gioco tradizionale rimane la Cenerentola del Casinò, qualcosa di derelitto visto che viene dato un impulso eccessivo alle slot, che trainano la Casa da gioco ma che appunto fanno come le reti a strascico, si portano via tutto. La magia legata ai vecchi giochi tradizionali è stata sacrificata all'altare delle slot. Sono sicuro che il Casinò gode di buona salute e me ne compiaccio ma non so per quanto tempo ne potrà godere se l'andamento gestionale continuerà a essere paragonabile a quello degli ultimi cinque anni”.

Se sarà eletto, confermerà la fiducia all'attuale consiglio di amministrazione?

“L'attuale Cda è formato da due persone competenti (Massimo Calvi ed Elvira Lombardi Ndr), ma come succede negli Stati Uniti obbedisco al sistema dello spoul system: bisogna avere delle persone di fiducia. Nulla di personale, ma non li confermerei”.

Quali sono state le scelte della precedente amministrazione che si sono rivelate vincenti, in tema di Casinò, e su quali fronti, invece, c'è ancora da lavorare?
 
“Di scelte positive non ne vedo neanche una. Il fronte su cui c'è da lavorare è la ristorazione, anche se il servizio è stato ora appaltato a una società della cui esperienza e precisione si parla bene. Inoltre, va recuperato il modello dei giochi tradizionali perchè dietro al trente et quarante ci sono i clienti facoltosi, e se questi giochi tradizionali si perdono, si perde anche chi spende denaro nella nostra città. Un altro aspetto su cui lavorare è la cultura. Sembra di scoprire l'acqua calda, ma tanti autori del Novecento sono state figure di riferimento culturale al Casinò. Ora la stagione teatrale, che un tempo non aveva niente da invidiare a quelle di Milano e Torino, è morente, e l'attività culturale si è ridotta ai Martedì letterari, che sono the danzanti per vecchie zie”.
 
Quale ruolo il Casinò di Sanremo può svolgere nella promozione economica, occupazionale, turistica e culturale della città?
 
“Un ruolo trainante. Un tempo il Casinò di Sanremo aveva la possibilità di svolgerlo in quanto c'erano i denari e foraggiava una pletora di manifestazioni culturali, ricreative, turistiche, ma ora ciò non accade più. Il Casinò è una figura trainante della città e naturalmente se gode di ottima salute economica fa rifiorire tutta una serie di manifestazioni di cui non ci ricordiamo neanche più. Non è un juke box dove infili la monetina e viene suonato il disco, ha la capacità potenziale di tenere in piedi gli equilibri equilibri e turistici della cità. Se è cagionevole è ovvio che anche la sua capacitò propulsiva si arresta”.
 
In Italia è molto acceso il dibattito sul, o meglio, “contro” il gioco. In questo scenario fortemente contrario, come si pongono i casinò, luoghi ad accesso controllato e di proprietà pubblica?
 
“Il gioco ha una natura ambivalente. Quella squisitamente economica è pressoché predominante, e poi c'è quella sociale, con le conseguenze di ludopatia che non è dovuta solo ai casinò ma anche ai giochi elettronici a quelli online. Ho sempre detto che possiamo continuare ad alimentare l'attività portante del Casinò, ossia il gioco, ma la dobbiamo supportare con una sana campagna di prevenzione. Personalmente, avrei speso gran parte dei denari profusi in consulenze in attività chirurgiche di prevenzione. Se il Casinò si presenta agli occhi della gente come ente che produce denaro ma che spende in una capillare campagna di prevenzione, le sue due anime, quella nera e quella bianca, possono tranquillamente convivere”.
 
Teme che il decreto Dignità, che vieta totalmente la pubblicità del gioco, danneggi la possibilità di promozione del Casinò matuziano?
 
“No, nel modo più assoluto. Come per i libri il mezzo trainante è il passaparola, sono convinto che il gioco sia un'abitudine e che il divieto di pubblicità incida molto poco”.
 
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