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Gioco online tra lockdown e riaperture, in attesa di regole

  • Scritto da Anna Maria Rengo

La grande corsa di casinò e betting online sotto la lente nella seconda giornata di Sbc Digital Italia – Il futuro del gioco in Italia.

Una crescita dell'online legale, casinò in primis, trainata dalle chiusura delle location terrestri causa pandemia e forse ostacolata dal fatto che la domanda si è rivolta anche a canali non legali, e uno scenario futuro ancora da definire, ma che dovrà basarsi pure su ben precise regole ancora tutte da scrivere.

Se ne parla nel panel “La grande corsa del gioco online”, organizzato nella seconda giornata di Sbc Digital Italia – Il futuro del gioco in Italia, evento organizzato da Sbc e Gioco News e moderato da Christian Tirabassi, senior partner Ficom Leisure.

A scattare una fotografia del panorama attuale del gioco online è Marco Tiso, online managing director di Sisal: “Se guardiamo i dati del 2021, abbiamo un mercato online che nel primo semestre cresce del 78 percento in termini di spesa degli italiani, superando i 2 miliardi di euro: più 131 percento il betting, più 65 percento il casinò, più 45 percento lotterie/bingo e meno 19 percento il poker”. Analizzando poi i top 10 operatori, “gli omnichannel crescono del 106 percento anno su anno, mentre gli online-only crescono del 31 percento”. Tuttavia, “questo non fa gridare vittoria agli operatori omnichannel”.

Infatti, “se guardiamo i dati complessivi del gioco legale in Italia (online più retail), comparando il 2020 con il 2019 abbiamo questa situazione: il betting ha avuto un valore di spesa che è passato dai 2 miliardi di euro del 2019 a meno di 1,9 miliardi di euro nel 2020, con un'incidenza dell'online che è passata dal 38 percento del 2019 al 58 percento del 2020. Questo è segno del fatto che il mercato complessivo non è cresciuto e che i clienti betting si sono spostati senza particolari problemi dal retail all'online durante la chiusura dei negozi. Il casinò invece (inteso come offerta di giochi casinò, slot e Vlt online e retail) è passato da 11,2 miliardi di euro di spesa nel 2019, con una incidenza dell'online del 9 percento, a una spesa di 6 miliardi di euro nel 2020, con una incidenza dell'online del 20 percento”. E questo porta a dire, secondo Tiso, che “la spesa sul gioco in Italia durante la pandemia è calata di quasi 7 miliardi di euro, che i giocatori betting si sono spostati dal retail all'online e che i giocatori casinò si sono spostati in minima parte dal retail all'online e probabilmente hanno alimentato il mercato illegale”.

Un fatto, sottolinea Tiso, “confermato anche dalla ricerca Ipsos e Luiss dalla quale emerge che circa 4 milioni di italiani durante la pandemia hanno usato canali di gioco illegali. Quindi, gli operatori omnichannel hanno complessivamente perso fatturato, mentre gli online-only, pur avendo perso quota di mercato, hanno aumentato il fatturato. Ora, con la riaperture, si deve aspettare per capire quanta spesa tornerà retail e quanta resterà online, ma intanto notiamo che la riduzione della spesa online è inferiore rispetto alla riduzione del numero del numero dei giocatori online-only e che i nostri clienti dividono la spesa tra online e retail”.

Da parte sua Alessandro Graziosi, direttore Bu Digital di Snaitech Spa, evidenzia “per il betting ci sia stata una migrazione massiccia dal retail al digital in costanza di offerta e c'è anche stato un effetto volano, spinto dai gestori e dai concessionari che hanno mandato clienti retail sul digitale. L'operazione è riuscita e l'omnicanalità nel betting è una realtà”.

Quanto all'andamento del betting, “i numeri non sono stabili per un fatto di stagionalità e a luglio, per esempio, sono stati influenzati dagli eventi sportivi, ma sembrerebbe che il cliente che prima sceglieva uno dei due canali ora effettua le sue scelte in maniera virtuosa per l'intera fiiera”.

Invece, per quanto riguarda i casinò, “ci sono da fare osservazioni non intuitive: “L'offerta di slot in ambito digitale è enormemente più ampia che nel retail e i titoli retail, nel digitale, vengono offerti con un payout più alto. Quindi ci si sarebbe dovuti aspettare una migrazione più decisa, che invece non è avvenuta. Per una serie di ragioni: di sala, di privacy, di scaramanzia, ma come avvenuto nel betting non è ragionevole pensare che la spesa si sia freezata e ciò dovrebbe indurre a riflessioni sulla tutela del giocatori così da non lasciare spazio all'illegale”.

Alessandro Allara, managing director di Lottomatica, evidenzia che “se prima dei due lockdown c'era una segregazione piuttosto netta tra i due canali, ora i giocatori hanno iniziato a distribuirsi tra i due canali”.

Inoltre, "la stagionalità in questo momento non aiuta a leggere i dati, ma voglio dare la visione di due brand: quella di Goldbet, che è specializzato in scommesse sportive, e di Lottomatica che è più generalista. Abbiamo visto due evoluzioni diverse: Goldbet infatti ha vissuto con le riaperture un rientro dei giocatori verso il retail, seppur meno esasperato di quanto si potesse immaginare. I giocatori si sono abituati ad utilizzare più canali".

Andrea Guzzon general manager Italy di Scientific Games, spiega come “in questo anno e mezzo ci sia stata crescita importante di tutti i comparti online. A gennaio 2020 avevamo una situazione di digital che vedeva, fatto 100 l'offerta digitale, 50 sport, 40 casino e 10 poker. Ad aprile 2020 i casinò erano diventati il 60 percento e il poker il 20, mentre lo sport era calato, e questa distribuzione si è mantenuta sino alla riapertura degli sport al chiusi. Per esempio, gennaio 2021 mostrava un 50 percento per i casinò, e 5 percento poker, e queste percentuali sono così rimaste sino a giugno 2021”.
Guzzon focalizza l'attenzione sul casinò online, che “rimane protagonista di una grande crescita reale come tutti gli altri verticali,”, ma che soprattutto “ha un grande potenziale di crescita, a fronte di un ammanco attuale”.

Per quanto riguarda poi l'attività di Scientific Games, “abbiamo poi osservato sulla nostra offerta di casino, una buona performance dei giochi  tradizionali, crescita di quelli con estrazione retail e di quelli ad alta caratterizzazione (come i Megaways) e che sono facilmente riconoscibili dagli utenti, che ne cercano di similari, una crescita di tutto ciò che aveva una provenienza retail, una crescita (non esplosiva ma significativa) dei giochi classificati come entertainment (instant/soft games) o comunque basso spendenti”.

L'analisi di Andrea Boratto, amministratore delegato di WorldMatch, parte dal fatto che durante il lockdown “in Italia abbiamo registrato dati migliori rispetto ad altri mercati. Ci siamo chiesti perché e pensiamo che dipenda dalla caratteristica dei contenuti proposti sul .it. In questi anni abbiamo fatto un lavoro di partnership e ci siamo occupati di portare online i contenuti delle sale fisiche, e questo, durante la pandemia, è stato il nostro asso nella manica. C'è stata una crescita strutturale del mercato, ma noi siamo cresciuti del doppio, soprattutto grazie alle nostre slot bar, che sono riuscite ad attrarre giocatori provenienti dal retail e che hanno avuto un'incidenza sul Ggr totale crescente”.

Arcangelo Lonoce, head of business development Europa di Habanero, che è fornitore esclusivamente digital e presente in Italia da tre anni, spiega: “Siamo in una fase di crescita organica e abbiamo aperto nuovi canali di revenues, ma i fenomeni di crescita riscontrati nel 2020 e nel 2021 hanno peculiarità interessanti”.

In particolare, “nel 2020 siamo cresciuti del 67 percento contro il 2019 per quanto attiene il giocato. Questo fenomeno è stato dettato non solo dall'apertura di nuovi canali di revenue ma anche dalla crescita del giocatori, più 88 nel 2020 con punte maggiori in determinati momenti della pandemia, specie da marzo a giugno: più 118 percento anno su anno. Invece, abbiamo visto una diminuzione dei round dei giocatori e dell'entità delle scommesse. La mia sensazione è che ci siamo trovati davanti a un gruppo enorme di giocatori che lo facevano per la prima volta e ho notato dunque l'elemento di scoperta dei prodotti ma anche quello dell'intrattenimento, riscontrato specie nella prima fase della pandemia”.

Quanto al 2021 “è comunque periodo di crescita sia organica che per quanto riguarda l'assestamento di quanto realizzato nel 2020, anche se tale crescita si sta assestando e sta diventando meno bombastica. A gennaio 2021 eravamo al 173 percento in più rispetto al 2020, mentre ora vediamo il fenomeno di crescita mese su mese che si sta assestando su livelli più+normali e organici.

Secondo spunto di riflessione lanciato da Tirabassi è sul futuro del gioco online e sulle attese e i bisogni dal punto di vista regolamentare.

La posizione di Tiso, in proposito, è chiara: “Innanzitutto è importante regolare il settore partendo dalle attese del nuovo consumatore. C'è poi bisogno di una comunicazione che dia visibilità agli operatori legali ma che eviti, nei confronti dei consumatori, un eccesso di comunicazione come si vedeva prima del Dl Dignità. Poi, si deve lavorare sul fronte del gioco responsabile e su questo fronte l'omnichannel favorisce una tracciatura efficace che è la base per monitorare possibili deviazioni. Sicuramente c'è spazio per collaborare con i regolatori”.

Graziosi torna a ribadire “l'esigenza di superare la segregazione dei canali: non è un fatto tecnologico, ma soprattutto di adeguamento della normativa al nuovo contesto. Non si può ignorare la centralità del cliente”. E sul fronte retail “la normativa a macchia di leopardo degli enti locali ha finito per essere espulsiva: dove sono finiti i 5 miliardi di euro di turnover di chi vuole giocare alle slot sul retail?”.

Allara ritiene “grave l'annoso tema della segregazione dei canali, specie per quanto concerne l'impossibilità dell'operatore retail di censire il proprio cliente e quindi introdurlo a logiche di loyalty, come per esempio avviene nel mercato nord americano del gaming, o anche in quello Uk”.

Anche Guzzon sottolinea che “in termini di tutela del giocatore, nulla lo è più dell'online dove è tutto tracciato. Noi chiediamo al regolatore che sta rivedendo l'industria di supportare la crescita dell'online, cercando di snellire alcuni processi che sono molto ridondanti e non danno valore e protezione all'utente ma appesantiscono il mercato. Come fornitori, siamo ancora dietro le quinte, non c'è definizione chiara della nostra entità”.

Concetti e richieste sui quali concorda Boratto: “Il provider non è riconosciuto ufficialmente nella filiera Adm e questo provoca ridondanze e rallentamenti nel processo di certificazione. Ci piacerebbe che quello che hanno fatto altri mercati regolatori accadesse in Italia”.

Lonoce auspica una "regolamentazione più matura" e ribadisce che "durante la pandemia l'industria ha dimostrato capacità di essere responsabile, in un periodo per tutti ma anche per essa".

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