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Casino online truffa, Cassazione conferma le condanne

Confermate le condanne per tre persone che avevano messo in piedi un progetto di casinò online non autorizzato, raccogliendo da investitori somme per 400mila euro.

La Corte di Cassazione ha confermato e reso definitive le condanne che erano state comminate a tre persone, una pugliese e due lombarde, per truffa, avendo esse indotto una quindicina di investitori a versare quote mai rimborsate, per un importo di circa 400mila euro, al fine di realizzare un progetto di casinò online, mai realizzato.

Gli imputati, destinatari anche di un sequestro da 210mila euro, si erano difesi sostenendo di essere stati rassicurati da "soggetti professionali" circa "l'applicabilità della legge del Montenegro all'attività di casinò online svolta), cosicché doveva ritenersi che le condotte contestate fossero state condotte (...) in una situazione di errore di fatto sulla loro illiceità".

Inoltre, avevano affermato che l'attività svolta doveva essere ricondotta "a una associazione in partecipazione, di cui all'art. 2459 cod. civ., non essendovi stata attività di raccolta del risparmio, non essendo stata proposta o promessa una remunerazione del capitale investito, ma solo la promessa di una anticipazione di utili a partire dal momento in cui si fosse raggiunto il numero minimo di mille giocatori nell'esercizio del casinò online".

I giudici sottolineano tuttavia che la condotta addebitata a due dei condannati "non è consistita nella raccolta di investimenti fuori sede in assenza della prescritta autorizzazione, ma nello svolgimento di una attività ben più complessa, ossia la costituzione di un nuovo soggetto giuridico (...) destinato a svolgere (in assenza delle necessarie autorizzazioni) attività di banca online e di casinò online, raccogliendo tra il pubblico risparmio da investire in tali attività sotto forma di quote associative con la promessa di rendimenti certi del capitale investito: risulta evidente, dunque, come la condotta sanzionata non sia stata lo svolgimento della attività di consulenza finanziaria fuori sede, quanto, piuttosto, il collocamento di strumenti finanziari (costituiti dalle suddette quote associative che tra l'altro avrebbero dovuto garantire un rendimento certo), in assenza di qualsiasi autorizzazione, sia per emetterli, sia per collocarli tra il pubblico, sia per raccogliere i corrispettivi, costituenti investimenti in prodotti finanziari".

 

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