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Nasce il fondo InvestEu: 'Gioco d'azzardo escluso'

  • Scritto da Amr

In Gazzetta europea il regolamento del fondo InvestEu: gioco d'azzardo escluso dal sostentamento.

C'è anche il "gioco d’azzardo (attività legate alla produzione, concezione, distribuzione, trasformazione, commercio o software)", tra le attività che non saranno sostenute dal fondo InvestEu, il programma del Parlamento e del Consiglio europeo per rilanciare l'economia e il cui regolamento è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell'Unione europea. Il gioco figura assieme ad "attività che limitano i diritti individuali e la libertà delle persone o che violano i diritti umani", "nel settore delle attività di difesa, l’utilizzo, lo sviluppo o la fabbricazione di prodotti o tecnologie vietati dal diritto internazionale applicabile", "prodotti e attività connessi al tabacco (produzione, distribuzione, trasformazione e commercio)", "attività escluse dal finanziamento a norma delle pertinenti disposizioni del regolamento Orizzonte Europa: ricerca sulla clonazione umana a fini riproduttivi; le attività volte a modificare il patrimonio genetico degli esseri umani che potrebbero rendere ereditaria tale alterazione; attività volte a creare embrioni umani soltanto a fini di ricerca o per l’approvvigionamento di cellule staminali, anche mediante il trasferimento di nuclei di cellule somatiche".

Come si legge nel regolamento, "La pandemia di Covid-19 costituisce uno shock di grande portata per l’economia mondiale e dell’Unione ed esercita un notevole impatto socioeconomico negli Stati membri e nelle regioni. Le necessarie misure di contenimento hanno comportato una riduzione significativa dell’attività economica nell’Unione e secondo le previsioni nel 2020 la contrazione del Pil dell’Unione si attesterà intorno al 7,4 percento, un dato ben più elevato rispetto a quello della crisi finanziaria del 2009. Si è verificato un calo significativo delle attività di investimento. Occorre affrontare alcune vulnerabilità, quali l’eccessiva dipendenza da fonti di approvvigionamento esterne non diversificate e una carenza di infrastrutture critiche, in particolare per le piccole e medie imprese (Pmi), comprese le microimprese, per esempio diversificando e rafforzando le catene del valore strategiche, per migliorare la risposta di emergenza dell’Unione e la resilienza dell’intera economia, mantenendola nel contempo aperta alla concorrenza e agli scambi in linea con le norme che la regolano.

Anche prima della pandemia, benché si osservasse una ripresa del rapporto investimenti/Pil nell’Unione, quest’ultimo restava al di sotto di quanto ci si potrebbe attendere in un periodo di forte ripresa e non era sufficiente a compensare anni di carenza di investimenti dopo la crisi del 2009. Un aspetto ancora più importante è rappresentato dal fatto che gli attuali livelli di investimento e quelli previsti per il futuro non soddisfano il fabbisogno di investimenti strutturali dell’Unione per far ripartire e sostenere la crescita nel lungo periodo di fronte allo sviluppo tecnologico e alla competitività a livello mondiale, in particolare per quanto riguarda l’innovazione, le competenze, le infrastrutture, le Pmi e la necessità di affrontare sfide sociali cruciali, quali la sostenibilità e l’invecchiamento della popolazione".

Di conseguenza, "al fine di conseguire gli obiettivi delle politiche dell’Unione e di sostenere una ripresa economica rapida, sostenibile, inclusiva, duratura e sana, è necessario un sostegno costante per rimediare ai fallimenti del mercato e alle situazioni di investimento subottimali, onde ridurre la carenza di investimenti in settori mirati".

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