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Jaldung: 'Casinò, una guerra su due fronti contro il Covid-19'

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Il presidente Eca Per Jaldung evidenzia le difficoltà dei casinò europei, tuttora alle prese con l'emergenza coronavirus.

Da Macao, dove hanno ripreso l'attività il 20 febbraio ma con volumi di affari estremamente bassi, a Las Vegas, dove restano tuttora chiusi, i casinò di tutto il mondo stanno vivendo un momento di crisi senza precedenti a causa della pandemia da Covid-19. In tutte le parti del pianeta, a parte qualche sparuta eccezione, sono state tra le prime strutture a essere chiuse, e tra le ultime, almeno così pare, destinate a riaprire, una volta che l'emergenza si attenuerà e si passerà a quella che in Italia viene chiamata la “fase due”. Con gravissime conseguenze sul fronte economico e occupazionale, tenendo presente che, per esempio, la maggior parte dei casinò a stelle e strisce ha proceduto a licenziare la quasi totalità dei propri dipendenti.

A fare il punto sulla situazione europea, ovviamente caratterizzata da estrema gravità come pure da una giungla di norme nazionali accomunate però dall'ordine di chiusura, è il presidente dell'European Casino Association, lo svedese Per Jaldung.

I casinò europei, come tutte le attività economiche, sono duramente colpiti dalla crisi del Covid-19. Che tipo di iniziative può e prenderà l'Eca per sostenerli?

“L'Eca sta monitorando attentamente la situazione. Le operazioni di casinò in tutto il mondo sono state chiuse senza sapere quando saranno in grado di riaprire. Attualmente stiamo conducendo un sondaggio in corso tra i nostri membri per scoprire fino a che punto sono stati colpiti, che tipo di misure stanno attuando e come stanno gestendo questa drammatica situazione. L'Eca funge da punto di contatto per tutti i suoi membri e condivide gli aggiornamenti su come gestire la crisi. Lavoreremo anche con altre parti interessate a livello dell'Ue per invitare i responsabili politici ad agire per far fronte alle conseguenze economiche della pandemia per il settore dei casinò terrestri”.

In quali Paesi europei la situazione è particolarmente grave?

“L'Italia e la Spagna sono tra quelli più colpiti ma ogni paese europeo sta affrontando gravi difficoltà. Al momento tutti stanno combattendo una 'guerra a due fronti', uno contro il virus e uno per la sopravvivenza economica”.

Secondo lei quanto tempo ci vorrà per tornare alla normalità?

“Viviamo in tempi incerti e poiché la situazione cambia ogni giorno è molto difficile dire se gli affari torneranno alla normalità presto. Diversi paesi stanno attualmente elaborando piani per capire come tornare a una sorta di normalità. Ci aspettiamo che i casinò saranno tra le ultime aziende a riaprire, seguiranno ristoranti, teatri e cinema. Tuttavia raccomandiamo ai nostri membri di rimanere in contatto con i rispettivi regolatori e altre parti interessate per condividere le misure pianificate al fine di dimostrare loro che sono pronti quando sarà il momento”.

In che modo l'emergenza Covid-19 cambierà il business dei casinò terrestri nell'immediato futuro, ma anche a medio e lungo termine?

“A breve termine gli operatori stanno solo cercando di sopravvivere e ridurre al minimo i costi. Non ci sono entrate che arrivano in alcun modo. Gli operatori sono anche consapevoli che una volta terminata la pandemia, sarà un avvio lento. Alcuni clienti potrebbero essere riluttanti a visitare casinò e altre strutture di intrattenimento dove si riuniscono molte persone, indipendentemente da ciò che decidono i governi. A lungo termine ci aspettiamo che tutto torni a una nuova normalità, poiché l'esperienza conferma che i giocatori di casinò amano la dimensione sociale che rappresenta una visita a un casinò. Tuttavia ciò potrebbe richiedere più tempo di quanto pensiamo, forse un anno o più. La disoccupazione aumenterà nei prossimi mesi e le persone guarderanno come spendono i soldi. I casinò sono parte integrante delle società e torneranno insieme con tutte le altre aziende, non da sole. È importante capire che i casinò sono importanti motori economici e l'avvio dei casinò aiuterà qualsiasi città a riprendersi e far girare gli ingranaggi come hotel, taxi, negozi di fiori, consegne di cibo, servizi di pulizia, eccetera”.

Il mercato online è un'opportunità per i casinò terrestri?

“È un'opportunità in alcune giurisdizioni e l'Eca continuerà i suoi sforzi per far capire alle parti interessate e ai governi nazionali europei che ogni casinò europeo con licenza dovrebbe anche poter offrire i propri prodotti online, da solo o insieme a un partner esperto in gioco d'azzardo online - ma sempre ai sensi delle leggi e dei regolamenti nazionali. A questo proposito una delle maggiori preoccupazioni per l'Eca è il mercato illegale del gioco online che attualmente sta andando fuori controllo in tutta Europa. Chiederemo ai governi di stabilire e/o applicare restrizioni come il pagamento e il blocco dell'Ip al fine di proteggere i clienti e garantire che il denaro speso per il gioco d'azzardo sia tassato nel paese in cui si verifica il gioco d'azzardo. Un'altra nostra preoccupazione è che questi operatori illegali non aderiscano al rigoroso quadro antiriciclaggio che si applica a tutti gli operatori di casinò autorizzati e regolamentati nell'Unione europea”.

In che modo i casinò terrestri stanno rivedendo le loro strategie di business?

“Questa situazione può rappresentare un'opportunità per i casinò terrestri di rivedere le proprie strategie commerciali. Per il momento non vediamo alcun cambiamento di direzione, ma è molto probabile che nei prossimi mesi vedremo nuove strategie, come ad esempio la creazione di un canale di distribuzione online”.

Cosa le piacerebbe dire agli operatori di casinò e ai loro dipendenti in questa situazione drammatica e urgente?

“In questi tempi difficili dobbiamo stare insieme e cercare di limitare il danno il più possibile, ma anche cercare il sostegno delle istituzioni sia a livello nazionale che europeo. La priorità è senza dubbio la sicurezza e la salute dei dipendenti e dei clienti ma avremmo anche bisogno di un sostegno concreto da parte delle istituzioni governative per far fronte alle enormi perdite economiche previste”.

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