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Saint Vincent; l'importanza della buona gestione, tra scelte passate e future

  • Scritto da Mauro Natta

Una disamina dell'andamento del Casinò di Saint Vincent e delle scelte fatte e da fare tra proprietà e azienda.

Lungi da me la benché minima pretesa di commentare la sentenza della Corte Costituzionale sul conflitto di attribuzioni sollevato dalla Regione Valle d'Aosta in merito alla condanna da parte della Corte dei Conti di alcuni consiglieri regionali per i finanziamenti approvati a favore del Casinò di Saint Vincent; un passaggio ha destato in me un interesse particolare. Di seguito lo riporto e, allo stesso tempo, mi pongo alcuni interrogativi. Premetto che accenno a dati che provengono, salvo miei errori e me ne scuso in anticipo, dai bilanci del casinò così come pubblicati sul sito ufficiale e rilevati in internet.

Aggiungo che mi permetterò una o più osservazioni del tutto personali in ordine alla problematica “privatizzazione” recentemente sollevata da parte di alcuni consiglieri regionali.
Ecco il passaggio: “Dal resoconto dei lavori consiliari emerge che, nonostante i vari finanziamenti adottati, con delibere di Giunta, in deroga al meccanismo previsto dall’art. 3 della legge reg. Valle d’Aosta n. 49 del 2009, la situazione del Casinò restava critica. All’esito di un’istruttoria promossa dal Consiglio regionale, nella seduta del 23 ottobre 2014, si era svolta una discussione generale congiunta sulla relazione annuale sull’andamento della gestione della Casinò de la Vallée spa, ai sensi dell’art. 8 della legge regionale n. 36 del 2001, e sulla proposta di atto intitolato “Rafforzamento finanziario del Resort e Casinò di Saint-Vincent. Incarico alla Finaosta Spa di sottoscrivere, in nome e per conto della Regione, l’Aumento di capitale della Casinò de la Vallée Spa”. Al centro del dibattito – di cui i lavori consiliari danno conto – si pose la necessità di operare una scelta che presupponesse una valutazione di carattere politico fra fallimento e rilancio del Casinò. Si trattava, in altri termini, di decidere se salvare la proprietà e la gestione pubblica del Casinò e del connesso complesso alberghiero o, all’opposto, dismettere, totalmente o parzialmente, tale complesso patrimoniale e finanziario. All’esito di tale dibattito, fu sottoposto a votazione un ordine del giorno, con cui si impegnava la Giunta regionale a procedere alla costituzione di una Task Force politica che, in via straordinaria, affiancasse e monitorasse l’azione di rilancio della casa da gioco Casinò de la Vallée Spa, con l’adozione di misure per valorizzare gli investimenti e per migliorarne la gestione, tramite risparmi di spesa e azioni volte a favorirne l’interazione con il territorio. Approvato all’unanimità tale ordine del giorno, fu anche adottato l’atto “amministrativo” inerente alla ricapitalizzazione della società Casinò de la Vallée Spa”.

Personalmente non sono a conoscenza se e quando la “Task Force Politica” sia stata costituita e se eventualmente operi ancora posso solo riportare alcuni dati che mi consentono di passare alla questione “privatizzare” la gestione della casa da gioco e Ghb.

 

esercizio

2014

2015

2016

2017

2018

2019

bilancio

-19.139.190

- 7.177.378

-46.590.383

-28.533.737

-55.116..395

+13.771.125

 Ritengo sia corretto affermare che senza l’utilizzo della voce “imposte anticipate” il risultato di bilancio sarebbe stato diverso da quello indicato. 

 

esercizio

Valore produzione

Costo produzione

Risultato bilancio

2013

73.632.887

92.778.647

- 21.085.982

2014

66.861.236

84.609.309

-19.139.190

2015

69.209.378

86.950.196

- 7.177.378

2016

65.028.877

82.216.358

- 46.590383

2017

63.026.827

83.127.529

- 28.533.737

2018

65.883.291

119.3790.96

- 55.116.395

2019

63.968.585

53..333631

+13.771.125

Credo sia lecito domandarsi se la Task Force Politica abbia operato e come, i risultati non appaiono migliorati negli esercizi seguenti salvo il 2019 dove possiamo notare un minor costo del personale.

Sicuramente non posso esprimermi professionalmente in ordine alla problematica privatizzazione, mi permetto di narrare l’impressione che, rebus sic stantibus, l’onere di concessione a carico del privato non potrebbe consistere in un qualcosa di importante.
Potrei, forse, posso andare errato in una valutazione che presuppone ben altre nozioni specialistiche che non possiedo, ma come ho già scritto, trattasi di una impressione.
Aggiungo alcuni dati che potrebbero interessare a chi mi legge, questi si riferiscono a soltanto quattro esercizi:

 

esercizio

2016

2017

2018

2019

Introiti netti

59.598.362

57.343.802

57.838.986

60.360.886

Costo personale

51.611.864

54.245.577

40.453.254

30.708.518

Costo servizi

12.490.309

11.814.559

12.606.340

10.343.395

 

 

esercizio

2016

2017

2018

2019

retribuzioni

32.237.590

29.496.135

25.946.337

21.433.033

Costo personale

51.611.864

54.245.577

40.453.264

30.708.518

 

Come già indicato precedentemente, non mi ergo nel modo più assoluto quale competente ad esprimere un giudizio complessivo sul bilancio della casa da gioco, mi sono adoperato per ricercare quelle voci attive e passive nel conto economico più ascrivibili alla mia impressione.
Chiaramente, lo ripeto, ho un deficit di competenza specifica; nel mio operato mi ha supportato l’esperienza maturata negli anni in cui mi sono occupato di contabilità e bilanci (dal 1959 al 1966).

Per privatizzare si può intendere, e lo condivido, quel procedimento mediante il quale una azienda, dapprima gestita da un soggetto pubblico, viene restituita alla iniziativa imprenditoriale privata. L’obiettivo consiste nell’aumentare l’efficienza dell’apparato produttivo sostituendo alla gestione pubblica, caratterizzata spesso da altre priorità, una gestione privatistica maggiormente tesa al conseguimento del profitto.
Una siffatta gestione non può che essere affidata ad un management tecnicamente valido a supporto del capitale privato, che da solo non è sufficiente, teso al raggiungimento dell’utile.

Le altre e diverse priorità del pubblico possono compromettere i risultati ma, allo stesso tempo, nulla vieta di ottenere un risultato attivo che, dal 2014 al 2018 non si è realizzato, ma solo nel 2019 con il calo del costo dell’occupazione.
Chi mi conosce ha contezza che sono, nel limite del possibile, pignolo e curioso di comprendere; allora è normale riportare quanto di seguito che avevo annotato a suo tempo quali appunti scrivendoli a mano:
- dalla nota integrativa al bilancio 31/12/2016: ….. vale la pena ricordare, a supporto delle iniziative attivate dalla Società sul punto, la costituzione nel 2014, della Task Force Politica che, in via straordinaria e transitoria, ha affiancato e monitorato l’azione di rilancio della casa da gioco attraverso l’adozione di misure volte al miglioramento della gestione …… .
(Mi pare si parlasse di investimenti ma non posso giurarlo).
- Dalla nota integrativa al bilancio 31/12/2017. (si parlava del fondo per imposte anticipate e differite) …. accoglie l’accantonamento effettuato a fronte dell’effetto fiscale connesso alle differenze …. .
….. nello specifico, l’esistenza della ragionevole certezza di ottenere in futuro redditi imponibili che possano assorbire le differenze temporanee deducibili nell’esercizio …….. (faceva, mi pare, riferimento all’istituzione del fondo apposito citato).

Quando ho letto per la prima volta ciò che ho appena riportato ero, dalla fine del 2000, in pensione e mi faceva piacere restare informato sulla casa da gioco in cui avevo lavorato per molti anni. Forse è una specie di mania derivante dalle mansioni che ho avuto nel sindacato o una sorta di deformazione professionale, non saprei dire. Oggi a ottantuno anni suonati trovo ancora interesse per un settore che, in definitiva, non si smette mai di conoscere e che è sempre in evoluzione.

 

esercizio

2016

2017

2018

2019

Giochi francesi

15.430.002

14.756.622

13.887.714

14.412.076

Giochi americ.

12.166.621

11.294.621

10.113.812

10.079.594

Slot machine

29.799.547

29.091.319

31.518.351

33.426.463

 

 

esercizio

2016

2017

2018

2019

Canone conc.

5.959.836

5.734.381

5.873.897

6.063.088

 

 

 

A volte mi pare di avere un chiodo fisso in testa: il trend del casinò di Saint Vincent molto più degli altri italiani, chi può saperlo?
Allorché ascolto o leggo, in specie in questi ultimi tempi, di privatizzarne la gestione, come ha dichiarato l’assessore alle Partecipate Luciano Caveri in una recentissima intervista “la privatizzazione può essere un tema su cui riflettere dopo aver chiuso il concordato”, penso che probabilmente mi preoccupo troppo senza averne i motivi e mi do ragione, spesso e volentieri.
Poi ritorno al mio pensiero e mi chiedo se la situazione attuale sia ben nota alla proprietà e se hanno intenzione di provvedere al miglioramento e come. Forse, e mi ripeto, la Task Force è tuttora operativa?
Sicuramente non è una novità da parte mia ma ancora una volta, e non sarà l’ultima credo, mi domando perché al presentarsi di problemi si concluda sempre in una sola direzione.

Forse alcune scelte operative sono imposte dalla particolare situazione che deriva dal concordato. Dall’esame dei ricavi del mondo dell’azzardo autorizzato può venire in mente una soluzione diversa.
Così come mi sono espresso molte volte, forse troppe, anche osservando la concorrenza, possiamo notare incrementi di introiti e presenze o di soli introiti, ad esempio San Marino nel primo e Mendrisio (+ 10 percento ma altri casinò in Svizzera portano il segno meno) nel secondo senza sottacere il risultato dello chemin de fer a Venezia.

Credo sia il caso di considerare, se possibile, iniziative atte veramente a valorizzare il miglioramento dei servizi offerti alla clientela tanto più che il Grand Hotel Billia non è una risorsa di trascurabile rilevanza, anzi, un plus che nessun altro può offrire.

 

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