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Ricorso Comune Campione, il 'valore' del Casinò e il costo del lavoro

Ecco un'analisi delle motivazioni addotte dal Comune di Campione d'Italia nel presentare ricorso contro la bocciatura del suo piano di riequilibrio di bilancio da parte della Corte dei Conti.

L'amministrazione comunale, nella persona del sindaco Roberto Canesi, ha proposto negli ultimi giorni ricorso avverso alla decisione della Corte dei conti di non approvare il bilancio stabilmente riequilibrato del Comune di Campione di Italia.

Nel documento, l'amministrazione comunale ricostruisce, nel ribattere punto per punto ai rilievi mossi dalla magistratura contabile, anche la vicenda dei rapporti tra Casinò e Comune.
E, testualmente, si legge che "è senz'altro indubitabile che il dissesto del Comune è dovuto al mancato introito dei contributi dovuti dalla sua partecipata, che peraltro erano stati oggetto di accertamento in bilancio comunale a valle di una determinazione sostanzialmente unilaterale da parte del Comune, ad una abnorme lievitazione delle spese per il personale comunale, nonchè ai mutui contratti per la costruzione della nuova sede del Casinò".

In effetti, ricordando solo il quadro relativo all'anno 2014 delle quote (contributo più Isi) gravanti sui singoli casinò nazionali da corrispondere agli enti proprietari, si comprende meglio la situazione di difficoltà del Casinò di Campione di Italia: Campione d'Italia 40,7 milioni di euro, Venezia 24 milioni di euro, Saint Vincent 6,4 milioni di euro, Sanremo 6 milioni di euro.

In pratica, il "quantum" del Casinò di Campione d'Italia era nel 2014 superiore di molto alla sommatoria degli altri tre casinò nazionali. E infatti nel ricorso si critica il fatto che il contributo non fosse correlato all'andamento aziendale, senza considerare l'assenza di meccanismi di "ritaratura" del "quantum" stesso (espresso in franchi svizzeri) al mutare del rapporto di cambio con l'euro.
Il documento prosegue poi affermando: "Altrettanto indubitabile è che la pregressa determinazione unilaterale da parte del Comune del contributo dovuto dal Casinò e l'enormità della spesa per personale addossata al Casinò hanno posto il Casinò stesso nell'impossibilità di far fronte ai suoi debiti, con conseguente sottoposizione (dapprima a fallimento, poi dichiarato nullo) a concordato preventivo con continuità, nonostante le buonissime performances - in termini di accesso da parte dell'utenza e di incassi - che lo connotano".

Si fa riferimento ai record di ingressi (in piena crisi) sopra i 710.000 accessi nel 2014/15/16 e, con riferimento agli incassi, nel seguente passaggio del documento: "Negli ultimi anni si sottolinea la capacità del Casinò a dimostrare una sostanziale tenuta, registrando ricavi di gioco stabilmente intorno o superiori a 90 milioni di euro."

In pratica, il Casinò di Campione d'Italia, per un periodo di ben 6 esercizi, dal 2012 al 2017 (prima della marcata flessione del 2018) e in controtendenza con il settore nazionale, aveva dimostrato stabilità, con un picco di fatturato nel 2015.
Basti considerare che il Casinò di Campione d'Italia, dopo una flessione della propria quota dal 25,9 percento al 25,7 percento dal 2009 al 2010, aveva registrato una crescita sino ad una quota del 32,1 percento del 2017, con conseguente conquista della leadership nazionale.
Ma, al di là del dato tecnico della quota, il Casinò aveva registrato, dal 2010 al 2017, un incremento di circa 80 milioni di euro di fatturato, rispetto alla situazione di mantenimento della quota iniziale del 25,7 percento.

Grande apprezzamento quindi per la gestione manageriale del Casinò sul mercato, come rimarcato nel documento) ma non poteva mancare qualche critica. In questo caso per il costo del personale del Casinò, senza però usare i toni "aspri", utilizzati nel commentare il tema del costo del personale del Comune.

Infatti (testualmente) "quale concausa (dopo il dimensionamento del 'quantum' Ndr) dello squilibrio economico-finanziario della società rilevato nella procedura concordataria vi è l'aumento progressivo, a partire dell'esercizio 2014, del costo del lavoro, arrivato a superare il 50 percento dei ricavi totali dovuto ad un surplus di organico".
In realtà, dopo la procedura di licenziamento collettivo di oltre 210 dipendenti del 2012, sfociata in un accordo sindacale di riduzione di circa il 33 percento dell'orario di lavoro e degli stipendi, tra il 2014 e il 2015 il Casinò non ha, di fatto, realizzato alcun aumento di stipendio, ma ha subito il crollo del rapporto di cambio di gennaio 2015 (da 1,20 alla quasi parità) vedendo incrementare di circa 5 milioni di euro il costo del personale, essendo gli stipendi in franchi svizzeri. Dopo questo accadimento il legislatore è intervenuto con una legge ad hoc (per 9 milioni di euro, seguita poi da altri due interventi legislativi) a favore del Comune, per i minori flussi legati a questo evento macroeconomico.

Gioco News ha ricostruito per l'anno 2015 il quadro (post crollo del cambio) relativo ai casinò nazionali in termini di incidenza del costo del lavoro sul fatturato di gioco: Saint Vincent 80,2 percento, Campione 53,1 percento, Venezia 50,2 percento, Sanremo 48,1 percento.
Con il livello attuale di contribuzione (contributo più Isi) del Casinò al Comune (circa il 10 percento sul fatturato) sarebbe stato probabilmente sostenibile, per il Casinò di Campione, anche il sopracitato livello di incidenza del costo del personale, sempre sul fatturato.

Per consentire però la redazione del piano in continuità, l’incidenza del costo del personale sul fatturato è stata riposizionata, stimiamo, nell’intorno del 30 percento, al fine di agevolare il rimborso del debito in tempi i più possibilmente ristretti.
"L'analisi di sensitività posta alla base del piano concordatario della società mostra, inoltre che il Casinò di Campione ha posizionamento di assoluto vantaggio nei confronti dei competitors, sia nazionali, sia svizzeri, sia europei...".

Queste sono le parole del ricorso che descrivono la notorietà e preferenza che il Casinò di Campione di Italia si è creato in oltre 80 anni di storia. "Valore invisibile", come definito dalle scienze aziendali, che dovrebbe motivare, tra i moltissimi altri argomenti, a stabilire la continuità dell'azione di questa amministrazione comunale, che è stata in grado di far ripartire l'attività della sua fondamentale partecipata, il Casinò, senza ricorrere agli investimenti (50 milioni di euro) previsti dalla relazione del commissario Maurizio Bruschi.

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