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Casinò Sanremo, gli svantaggi della limitazione dell'offerta

  • Scritto da Mauro Natta

Disporre di un'offerta di gioco troppo limitata può rappresentare uno svantaggio competitivo per i casinò italiani: ecco il caso di Sanremo.

Regio decreto legge in data 22 dicembre 1927, n.2448
Visto l’art.3, n.2, della legge 31 gennaio 1926n n.100;
Ritenuta la necessità assoluta ed urgente di provvedere ,
Sentito il Consiglio dei Ministri;
Sulla proposta del capo del Governo, Primo Ministro, Ministro Segretario di Stato per gli affari dell’interno;
Abbiamo decretato e decretiamo:
Art.1. E’ data facoltà al Ministro dell’interno di autorizzare, anche in deroga alle leggi vigenti, purché senza aggravio per il bilancio dello Stato, il comune di San Remo ad adottare tutti i provvedimenti necessari per poter addivenire all’assestamento del proprio bilancio e all’esecuzione delle opere pubbliche inderogabili.

Può apparire stravagante iniziare con uno stralcio del decreto col quale è stato autorizzato il casinò di Sanremo, in deroga alle leggi vigenti (c.p. art.718 – 722); non lo è più dopo che ho letto “che è dovere etico e morale del Comune di garantire l’occupazione”.
Non posso che condividere pienamente le affermazioni che precedono e, allo stesso tempo, che la proprietà stante la gestione a capitale pubblico non affronta il rischio di impresa come lo farebbe un gestore privato.

Non intendo ritornare sulla tipologia di gestione e neppure fare confronti con esercizi passati che hanno visto ricavi consistenti; rimangono due argomenti.

A mio personale parere sono dell’avviso che una così rilevante incidenza dei ricavi slot sul totale è indice di una offerta, attualmente, limitata, questo è il primo. (*)

Il secondo inerisce alla diversificazione dell’offerta che non significa ciò che già esiste, festival, convegni letterari e altre manifestazioni, ma l’introduzione di giochi nuovi e, probabilmente ancor più, un ritorno a quelli che erano praticati con successo.
Indico lo chemin de fer che, anche se sostituito come molti ritengono, dal punto banco fa ancora parte importante della domanda (si veda Venezia). Sicuramente non accenno al Sic Bo o al craps che non hanno avuto successo ma che hanno fornito dimostrazione di ricercare qualcosa di nuovo.

Non posso non considerare che la pandemia, avendo generato una crisi nel gioco fisico a beneficio dell’online, ha evidenziato in questa ultima modalità un modesto ma pur sempre significativo rilancio dei giochi da casinò dal vivo.
A proposito di rischio di impresa tengo a precisare, avendo alle spalle una quarantina di anni di esperienza, che nello chemin de fer piuttosto che nel punto banco, è più facile che venga considerato. Se non si può “montare” tutti i giorni un tavolo di chemin sono sempre disponibili di impiegati per il punto banco.

Il tutto in attesa, e me lo auguro di cuore, che venga presa in considerazione la multifunzionalità che consente la soddisfazione completa della domanda di gioco.

Il fondamento di quanto segue in argomento “case da gioco” è la natura giuridica di tutti i ricavi (vincite e/o perdite dei tavoli e i proventi aleatori ovvero le mance). Infatti la Legge 388/86 convertita dal Decreto legge n.319/86 statuisce che i ricavi in parola sono entrate tributarie, come è ben specificato in un contratto di concessione relativo al Casinò di Venezia.

Troviamo che i ricavi sono tutti a beneficio del Comune che ne lascia una percentuale del netto e la parte che non compete ai dipendenti tecnici della casa da gioco allo scopo di garantire l’equilibrio di gestione. I due valori citati, sommati, formano i proventi lordi (si veda il capitolato tra il Comune di Venezia e la società di gestione).
La definizione di entrate tributarie può considerarsi il logico seguito del decreto riportati all’inizio.
Anche l’occupazione, sia diretta sia dell’indotto, deve occupare un rilievo particolare tra le priorità dell’amministrazione comunale.

Non c’è alcun dubbio al riguardo e a maggior ragione in un territorio da sempre votato al turismo dove una specifica qualità della location lascia emergere la ricerca di altrettanto nelle frequentazioni della locale casa da gioco.

E come si può reperire la qualità? Con l’adeguamento dell’offerta alla domanda in tempi rapidi e con il miglioramento dei servizi alla clientela. Certamente si può opporre, in specie ai servizi, che hanno un costo. Al rilievo, che è ammissibile, si può replicare che trattasi di investimento dal sicuro ritorno. Poi se nel discorso viene introdotto il costo del personale si può far contro con la multifunzionalità che permette, da un lato, un incremento occupazionale diretto in modo razionale e, dall’altro, un servizio gradito alla clientela, in specie, se di qualità.

(*)
introiti esercizio 2019
totali 44.431.093
slot 35.537.169
giochi da tavolo 8.894.024

presenze 191.175
incidenza slot su totale 79,98%

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