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I nuovi equilibri italiani ed europei del gioco

La riapertura del Casinò Campione d'Italia destinata a cambiare gli equilibri italiani e ticinesi del gioco, con un occhio anche all'Europa.

Al di là delle frasi di circostanza, ispirate a diplomazia e umana vicinanza nei confronti di una comunità che torna a rivivere dopo tre anni di inferno (e stavolta non si può dare neanche la colpa al Covid!) sarebbe interessante conoscere le reali attese ed, eventualmente, preoccupazioni, per i casinò più vicini o per quelli italiani che tra soli due giorni, mercoledì 26 gennaio, saluteranno la riapertura di quello di Campione d'Italia.

Non apre infatti una saletta di periferia (e del resto il modello italiano è basato su strutture di grande dimensione e di proprietà pubblica), ma il Casinò più grande d'Europa, con una decennale tradizionale e uno dei punti di riferimento, come minimo a livello europeo, per il mondo del gioco. Una riapertura che arriva ovviamente dopo grandissime difficoltà, ovviamente aggravate dalla pandemia tuttora in corso, e che è per numerose ragioni non del tutto completa, dal momento che il servizio ristorazione e i tornei di poker arriveranno successivamete, ma che sicuramente avrà un forte riscontro presso la clientela, come minimo per un comprensibile effetto "curiosità".

Tutti sono consapevoli che in questi oltre tre anni di chiusura il settore del gioco non è solo cambiato, indirizzandosi ancora più marcatamente sul fronte online, ma anche, a livello terrestre, ha trovato un nuovo equilibrio, con il vuoto che è stato colmato, e con recenti investimenti, su tutti quelli del Casinò di Mendrisio in materia di poker, volti a rafforzare ulteriormente la competitività di quelle strutture la cui storia, almeno recente, è stata decisamente meno travagliata del "gigante" campionese.

Ma niente è per sempre, e se dunque Campione deve chiedersi quanta clientela, vecchia e nuova, tornerà per una o meglio ancora più sere, la stessa preoccupazione deve aleggiare anche nelle menti degli altri casinò, sempre comunque tenendo presente che il concetto da più parti espresso, per quanto possa suonare retorico, è invece da prendere in seria considerazione: un distretto ticinese del gaming potrebbe fare bene a tutti, contribuendo ad accrescere l'appeal turistico di una zona che già di suo ha molto da offrire, quanto a bellezze naturalistiche, arte e cultura.

La stessa considerazione vale anche per il panorama dei casinò italiani, che la chiusura di Campione ha reso più debole. Con Campione si ricostituisce la storica quaterna, un peso maggiore sia a livello politico che sindacale, considerando che soprattutto sotto il primo profilo gli anni della pandemia hanno portato a una sostanziale assimilazione tra essi e il cosiddetto gioco pubblico e non ne sono state invece rimarcate le peculiarità, fatta ovviamente eccezione per l'attenzione che le loro proprietà, tutti enti pubblici, hanno invece mostrati verso le loro problematiche. E chissà se la riapertura potrebbe riportare i casinò italiani ad avere un loro ruolo anche in Europa, dopo che l'uscita di Federgioco dall'European casino association da pare di Federgioco ha di fatto sancito, al di là delle motivazioni certamente legittime e ragionevoli di chi ha preso questa decisione, un ridimensionamento della portata di essi, in un ambito squisitamente nazionale. Scelta peraltro differente rispetto a quella di San Marino, la cui sala Diamond ha invece scelto di aderire all'Eca, in rappresentanza del 28esimo paese europeo. Come detto, Italia esclusa.

 

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