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Casinò Campione d'Italia, l'attesa è finita

Dopo tre anni di grandissime e numerosissime difficoltà, il Casinò Campione si appresta finalmente a riaprire i battenti.

Le date "papabili" sono tre: 22, 27 o 31 dicembre. Questa la terna più probabile per la riapertura del Casinò Campione d'Italia, anche se nel dare certezza del rispetto del termine fissato nel piano di concordato ammesso dal tribunale di Como, "entro il 2021", il sindaco dell'enclave Roberto Canesi non ha annunciato la data esatta, come probabilmente sarà fatto a breve, soprattutto se si volesse scegliere il giorno di San Silvestro.

Fatto sta che la lunghissima attesa dei campionesi è finita e a brevissimo riaprirà il "loro" casinò, quello la cui chiusura, il 27 luglio del 2018, aveva gettato l'intera cittadina in un vortice di problemi e di difficoltà: economici, occupazionali, ma anche sociali.

Certo, a oggi 13 dicembre pare strano ai più pessimisti che si possa davvero riaprire nel giro ormai di una manciata di giorni, visto che per esempio i colloqui per l'assunzione dei 174 dipendenti sono ancora in corso e mancano ancora i candidati di numerose lettere dell'alfabeto da esaminare. Come pure, anche se non si volesse riaprire davvero per San Silvestro, quindi in tempo per un bel veglione di fine anno che anche in questi difficili periodi pandemici gli italiani stanno programmando, è comunque ora di annunciare la data, così da farla conoscere a un pubblico ben più vasto dei semplici residenti a Campione.

Ma le parole del primo cittadino suonano comunque come una rassicurazione ufficiale sul fatto che l'attesa, appunto, è terminata, e che tempi certamente migliori arrivano per l'intera enclave, che potrà finalmente tornare a contare su quello che per decenni è stato il suo motore economico e occupazionale. Ma questi tre anni hanno lasciato il segno, e dovrebbero anche avere insegnato diverse lezioni. Qualcuna, in ordine sparso: è necessaria una gestione oculata di Casinò e Comune, evitando che quest'ultimo chieda al primo più di quanto esso possa dare, creando un circolo tutt'altro che virtuoso e che infatti ha portato la società di gestione della Casa da gioco sull'orlo del fallimento e la proprietà a dichiarare lo stato di dissesto. Ma è anche necessario diversificare l'economia, perché un Casinò, anche in un comune di piccole dimensioni com'è Campione d'Italia, può non bastare a sostenere tutti. Tanto meno ora, che conterà su una pianta organica assai ridotta rispetto ai 490 dipendenti (in realtà circa 400 considerando che lavoravano a orario ridotto, ma comunque sempre molti più di quelli futuri) che erano in funzione al momento della dichiarazione di fallimento, e non c'è neanche più "zio Comune" a dare lo stipendio a un altro centinaio di persone, visto che anch'esso ha dovuto decimare la sua dotazione.

Insomma, i tempi sono cambiati ed è questa la consapevolezza che deve accompagnare gli amministratori di Comune e Casinò, senza che questa frase voglia suonare come un monito, visto che dal fallimento dichiarato della Casa da gioco a oggi le "persone" sono cambiate, fatta eccezione per l'allora amministratore unico Marco Ambrosini, ora amministratore delegato, comunque arrivato al Casinò quando la vicenda stava già in fase di precipizio, e tra i principali artefici del percorso concordatario che ha finalmente visto nei mesi passati il suo benevolo accoglimento da parte del tribunale lariano, ora in attesa di sapere che cosa diranno i creditori.

Sulla carta, le premesse sembrano positive, visto che la nuova convenzione siglata tra Comune e Casinò fissa dei livelli di contribuzione assai più realistici e ragionevoli di quelli che, anche complice la questione del cambio tra franco ed euro, ha determinato la gravissima crisi deflagrata nel 2018. Tuttavia, si deve appunto tenere conto non solo che i tempi d'oro sono finiti, ma che la riapertura del Casinò si va a collocare in un duplice contesto negativo. Innanzitutto, la pandemia imperversa ancora, e non rappresenta certamente una facilitazione al gioco fisico e comunque alla capacità di spesa delle persone. Inoltre, in questi tre anni il mercato del gioco, quello ticinese nello specifico, è profondamente cambiato, ha trovato un suo equilibrio e ha cercato di fidelizzare la clientela "orfana" del Casinò Campione. Non arrivano dunque e comunque tempi facili per la rivivenda Casa da gioco. Ma sicuramente ci vuole poco affinchà siano migliori degli ultimi tre anni.

 

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