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Casinò, tra business e servizio al territorio

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Continua a tenere banco la vicenda dei nuovi orari in vigore ai giochi tradizionali al Casinò di Sanremo.

I sindacati sono stati da subito contrarissimi, dati alla mano. L'azienda, almeno per ora, non si è mossa di un centimetro. Tant'è che quella alle sigle sindacali è stata una "comunicazione", non certo una proposta, in merito ai nuovi orari di funzionamento dei giochi tradizionali al Casinò di Sanremo. Ossia, da martedì 2 novembre e nelle giornate da lunedì a giovedì, "solo" dalle ore 19 in poi, e non più dalle ore 14,30.

L'obiettivo della società di gestione, come spiegato a Gioconews.it dal presidente Adriano Battistotti, è quello di concentrare la forza lavoro negli orari in cui si registra la maggiore affluenza di clientela, così da garantire anche un migliore servizio. Il presidente ha anche assicurato che non ci saranno ricadute sugli orari e sui redditi dei dipendenti, ma queste motivazioni non sembrano affatto aver convinto le forze sindacali, che hanno dichiarato lo stato di agitazione e che, memtre scriviamo, sono in attesa di essere convocati da Battistotti, dopo un incontro con il sindaco Alberto Biancheri e l'assessore Massimo Rossano, proprietà che si è prestata a fungere da mediatrice, senza tuttavia entrare in scelte aziendali.

C'è dunque attesa per l'incontro, dal quale le forze sindacali sperano di poter uscire con una mediazione che possa accontentare tutte le parti. Che, spiegano, sono ben più numerose rispetto a quelle che si immaginano e proprio per questo motivo si è scelto di dichiarare lo stato di agitazione, anche se non sfociato in sciopero come, a torto almeno sinora, temeva Texas Poker, società organizzatrice di tornei di poker che, in vista di questo fosco scenario, aveva preventivamente rinviato a data da destinarsi quello che sarebbe dovuto iniziare oggi, lunedì 25 ottobre.

Non ci sono infatti solo i dipendenti diretti a "pagare" le conseguenze, se ce ne saranno (e non spetta a noi dirlo), dei nuovi orari di funzionamento dei giochi da tavolo, ma anche quelli dei servizi esternalizzati, che probabilmente si vedranno semplicemente tagliare le loro ore pomeridiane senza rimpinguare quelle serali e notturne. E in generale, questa almeno la tesi sostenuta dai sindacati, la città e tutto l'indotto che vive anche di casinò. Tassisti, ristoratori, albergatori, baristi, cui verrà meno l'indotto della clientela che si attualmente si reca di pomeriggio della Casa da gioco per tentare la fortuna alla roulette o al blakjack (ricordiamo, ancora una volta, che per le slot tutto resta immutato).

Queste considerazioni sindacali spostano, almeno su questo editoriale, l'attenzione su un tema più ampio e che travalica le questioni attinenti il solo casinò matuziano. Ossia, che i casinò italiani sono tutti di proprietà pubblica e sono stati istituiti allo scopo di aiutare le casse di Comuni (Venezia, Sanremo e, quando sarà - si spera presto, Campione d'Italia) e Regione (Valle d'Aosta), ma anche l'intero territorio di riferimento, sostenendone il turismo, evitando che quello di gioco scelta mete poco oltre confine, favorendo lo sviluppo economico, sociale e culturale della città. In questo scenario, in effetti, chiudere i giochi tradizionali di pomeriggio è qualcosa di più di una scelta aziendale, fatta magari per far quadrare i conti (una motivazione peraltro non confermata dal presidente Battistotti), ma diventa un qualcosa che può, certo solo in parte, rendere più o meno attrattiva una città, incidendo dunque sulle sue attività economiche e commerciali. E qui appunto il discorso si fa più complesso, e forse potrebbe essere oggetto di valutazione anche della proprietà, un ente pubblico che deve guardare al benessere di tutta la collettività.

 

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