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Casinò Sanremo, le scelte dell'azienda e le ricadute sulla proprietà

  • Scritto da Mauro Natta

La decisione del Casinò di Sanremo di limitare gli orari di apertura dei giochi tradizionali va valutata anche nell'ottica delle possibili ricadute nei confronti del Comune.

A volte ho l’impressione di sentirmi tirato per la giacca, purtroppo il mio carattere non lo posso cambiare; ero così quando lavoravo e tale sono rimasto. Ciò leggendo qualcosa che mi suona male o, forse ma nel caso di specie non lo credo, che non mi riesce di comprendere.

Ho letto le motivazioni che hanno indotto le organizzazioni sindacali a proclamare lo stato di agitazione in relazione ai nuovi orari per i giochi da tavolo del casinò di Sanremo dal lunedì al giovedì.

Non sono assolutamente in grado di disquisire su tutte le motivazioni che l’articolo apparso su gioconews casinò.it riporta, non sono al corrente della specifica situazione; un solo accenno mi incuriosisce in quanto non mi pare esatto: “mette a rischio il contributo spettante al Comune”.

Con ogni probabilità, poiché spesso e volentieri mi sono occupato attivamente di problematiche con implicazioni tali da richiedere un approfondimento di natura giuridica, è la motivazione “contributo” per cui non mi trovo d’accordo.
La totalità delle entrate che derivano dall’attività della casa da gioco, per meglio intenderci risultato del tavolo e mance, hanno natura giuridica di entrate tributarie per l’ente pubblico Comune.

Nel caso specifico di una società a totale capitale pubblico, situazione nella quale si versa, il gestore viene autorizzato dal Comune a trattenere, in modo da garantire l’equilibrio di gestione, una quota dei proventi dei tavoli (proventi netti) e la quota di mance che non spetta ai dipendenti. Tutto questo, unitamente alle altre condizioni collegabili alla gestione, è stabilito da uno specifico contratto scritto che il consiglio comunale approva.

Per quanto riportato in merito alla natura giuridica è possibile verificarlo da una legge dello Stato, mi pare la n.388 del 1986, conversione in legge del decreto n.319 dello stesso anno.

Mi permetto di aggiungere che non potrebbe essere diversamente in quanto il decreto luogotenenziale del 1927 che autorizzava il Comune di Sanremo a prendere iniziative per improrogabili impegni… non può, reputo, trovare altra interpretazione.
Credo di aver correttamente individuato la situazione dal punto di vista del circuito delle entrate in discorso.

Desidero continuare una problematica insorta con un mio precedente intervento: la via da seguire per diversificare l’offerta di gioco in maniera tale da incrementare il beneficio del Comune non può e non deve coniugarsi distintamente dal fattore occupazionale.
Sicuramente, a quanto mi rammento, non sarebbe la prima volta che al casinò di Sanremo vengono introdotti nuovi giochi, mi pare il Tago e un gioco cinese, mi pare, di cui non ricordo in nome e che dovrebbe essere stato introdotto in un casinò svizzero, Lugano o Mendrisio.

Chiaramente, a mio personale avviso, non è del tutto sufficiente un gioco nuovo o semi nuovo per attrarre il giocatore che cerca un qualcosa di inedito e assolutamente sconosciuto. Il giocatore deve trovare interesse nella curiosità per un gioco che non conosce e non è presente da nessuna altra parte. Sarà il Comune ad autorizzare ciò che il management avrà visionato attentamente e dato l’assenso adeguatamente motivato, come suol dirsi, dopo visione e aver controllato l’aspetto probabilistico.

Vorrei ricordare l’ostacolo che hanno tutte le case da gioco in Italia e, forse, ancor più quella di Sanremo: la limitazione nell’uso dei contanti che, andando all’estero e la Francia non dista molto, è fissato in diecimila euro. Mi sia consentito abbinare quanto immediatamente precede col fatto che l’offerta di gioco, bene inteso a mio parere, è limitata; questo non è un mio problema ma potrebbe rappresentare argomento di discussione, in primis tra Ooss e Comune.

Non desidero essere considerato per ciò che non sono mai stato ma ho sempre pensato, lavorando per un gestore sia privato sia pubblico, che la missione dell’ente periferico autorizzato ad avere una casa da gioco sul proprio territorio, visto il contenuto dei decreti a datare dal 1927, sia quella di migliorare l’attivo del proprio bilancio tenuto conto dell’interesse generale e dell’occupazione diretta e dell’indotto che ne possono derivare.

È questa la più rilevante motivazione a supporto e conforto del richiesto incontro, da parte del sindacato, con il sindaco di Sanremo che è il vero e unico, mi si permetta l’espressione, rappresentante della proprietà.

 

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