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Casinò alla prova riordino, ma intanto i puzzle sono locali

Anche i casinò auspicano un riordino normativo, pur alle prese con mille problematiche di tipo locale.

Nuovo sottosegretario all'Economia, Federico Freni, in sostituzione del dimissionario Claudio Durigon. Una nomina, proposta dalla Lega, discussa in consiglio dei ministri e infine ratificata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che riapre “i giochi” del gioco, visto che l'avvocato e professore, esperto del settore, avrà anche queste delega. E tra i tanti temi che dovrà affrontare c'è anche quello del riordino normativo dell'offerta, con un disegno di legge che già aprile è previsto tra gli allegati alla Documento di economia e finanze, e che gli operatori aspettano da anni, dopo che l'intesa che era stata raggiunta in proposito nel 2017 in Conferenza unificata è stata annullata, o meglio messa in stand by, dalla mancanza del decreto attuativo da parte del ministero dell'Economia e delle Finanze.

Se già allora i casinò facevano parte integrante del piano di riordino che era stato fortemente voluto dall'allora sottosegretario all'Economia con delega al gioco, Pier Paolo Baretta, e che aveva appunto previsto di porre fine all'attuale frammentazione normativa che li riguarda, magari non escludendo nuove tipologie societarie o anche la nascita di nuove location, gli anni non sono passati invano. Soprattutto la pandemia ha evidenziato come gioco pubblico e gioco “diversamente” 'pubblico, quali appunto i casinò, siano stati oggetto di interventi uniformi da parte del legislatore, sollevando l'attenzione su una uniformità che per il momento è stata di carattere sanitario.

Tuttavia, è ancora prematuro sapere se, e soprattutto in che modo, il nuovo sottosegretario vorrà riprendere in mano il discorso del riordino, come peraltro sollecitato pure dal direttore generale dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli Marcello Minenna, e se i casinò rientreranno in questo discorso complessivo. Certamente, molta acqua deve ancora scorrere sotto i ponti e in questo periodo tanti sono i nodi che proprietà e società di gestione dovranno sciogliere ciascuno per proprio conto.

C'è per esempio da dare attuazione al piano di concordato approvato dai creditori del Casinò di Saint Vincent, da far approvare dai creditori quello del Casinò Campione d'Italia, location peraltro tuttora in attesa di riapertura (altra cosa ovviamente non da poco conto), c'è da riaprire la sede lagunare del Casinò di Venezia e da far rientrare dalla Fis i lavoratori che ancora lo sono dai “tempi” del lockdown, c'è da reperire nuove figure manageriali a Sanremo, in primis quel responsabile dei giochi tradizionali che non era stato possibile trovare con un primo bando, nonostante fossero state tante la candidature pervenute.

E ancora, c'è da fare i conti con l'ormai prossima introduzione dell'obbligo di green pass anche per i dipendenti dei casinò e alle problematiche che questo sta già portando, visto che in tutte e tre quelli aperti esiste una frangia di lavoratori no-vax e/o no-pass. Proprio in questi giorni, oggi 4 ottobre a Venezia, domani 5 a Saint Vincent, aziende e sindacati stanno facendo il punto per cercare di capire i numeri e soprattutto come comportarsi con questi dipendenti “ribelli” alle disposizioni che entreranno in vigore da metà mese e che resteranno tali almeno sino alle fine del 2021.

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