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La grande resilienza dei casinò

Nel breve arco di tempo in cui i casinò italiani sono stati aperti nel 2021, è emersa tutta la loro vitalità e voglia di produrre reddito, lavoro e cultura.

Una lunghissima lezione, durata da marzo 2020 a giugno 2021, sperando che non ci siano ulteriori ripassi! I casinò italiani hanno chiuso un anno e mezzo di durissima prova tornando tutti e tre in attività tra l'inizio (Sanremo e Venezia il giorno 7) e la fine (Saint Vincent il 25) di giugno.

E non è forse stata una sorpresa, anche se ha fatto piacere, scoprire che i giocatori erano pronti a tornare, con addirittura maggiore voglia di prima, dopo una lunga astinenza dal gioco e soprattutto dopo un periodo di restrizioni e limitazioni soprattutto per tutto quello che attiene il divertimento, il ricreativo, la mobilità.

Tant'è che i primissimi conti delle tre strutture italiane sono stati positivi, fermo restando che si opera ancora a capacità limitata e che i lunghi mesi di lockdown hanno avuto pesantissime ripercussioni sulle aziende e sulle loro proprietà, anche in termini di bilancio.

Ma la pandemia e i provvedimenti che sono stati presi in Italia per fronteggiarla sono anche una “lezione” da cui molto, nel bene o nel male, si è o si sarebbe dovuto imparare. Di bene, c'è, appunto, che l'appeal dei casinò non è svanito, anche se resta ora da affrontare la sfida rappresentata dall'affievolimento dell'entusiasmo iniziale dopo la lunga assenza, come pure dalle mutate abitudini delle persone. Una domandina facile facile: chi di voi, lettori, ha ripreso esattamente le stesse abitudini che aveva prima di marzo 2020? E quelle abbandonate, saranno riprese in futuro o subiranno una radicale rivisitazione anche in futuro? In questo contesto, c'è appunto da inserire anche la componente gioco, peraltro una di quelle “non indispensabili” e quindi più soggetta a fluttuazioni per quanto riguarda la propensione al riguardo delle persone. Una variabile non da poco, che dovrà essere attentamente presa in considerazione delle proprietà e dalle società di gestione dei casinò, partendo per esempio dall'analisi di come la domanda, “orfana”di location terrestri, si sia dirottata verso altri canali: da quello fisico illegale a quello online, invece sia legale che illegale.

E veniamo alle cose indubbiamente negative che la pandemia ha fatto emergere. Su tutte, la scarsa considerazione pubblica e politica del fatto che quella del gioco (e anche dei casinò) è un'industria legale, che crea reddito, occupazione, proventi e benefici per le casse pubbliche e per i territori di rifermento, e che costituisce anche un baluardo verso l'illegalità e verso le sue tante connotazioni negative. In particolare, restando nell'ambito dei casinò, le loro rivendicazioni hanno avuto una scarsissima eco, e solo in ambito locale, mentre in quello nazionale essi sono stati prima assimilati agli altri giochi che fanno capo al ministero dell'Economia e delle Finanze, e poi messi quasi in coda nell'ordine di ripartenza.

Questo deve far pensare: se dovessero essere adottati ulteriori provvedimenti restrittivi, non c'è forse il fondato rischio che sarebbero proprio casinò e giochi tra i primi a farne le spese? In particolare, casinò che in questi mesi di grandissima difficoltà, quando il settore del gioco pubblico era compatto e scendeva in piazza, ha fatto sentire solo in maniera poco coordinata e sommessa la propria voce?

La pandemia è anche stata un'opportunità, per tutti di conoscere i propri limiti, i propri difetti, i propri punti di forza, cercando di lavorare su tutti essi nella consapevolezza che la fragilità che ci ha mostrato di noi stessi potrebbe essere ulteriormente mostrata. I casinò hanno mostrato una certa capacità di resilienza, tant'è che tutti e tre hanno riaperti, e la loro voglia di fare meglio di prima, meglio di sempre, è manifesta. Tuttavia, c'è da mettere davvero a frutto la lezione imparata, guardando a un futuro che, passato recente insegna, è ricco di insidie e di insicurezze.
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