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Uno per uno, nessuno per tutti

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Federgioco decide di abbandonare, almeno per ora, le associazioni italiane ed europee cui aderiva.

Via da Fipe-Confcommercio, via dall'European casino association. 

Questa la duplice scelta di Federgioco, l'associazione che rappresenta i casinò italiani e le loro proprietà. Una scelta presa qualche tempo fa, ma della quale si è venuto pubblicamente a sapere nell'ambito di un carteggio intercorso con le segreterie nazionali dei sindacati di categoria, che avevano chiesto un incontro, ottenendo, per ora, un diniego con un rinvio a quando la situazione si sarà appianata e chiarita, anche sul fronte Casinò Campione d'Italia.

Una decisione presa nel 2020, quindi in piena emergenza pandemica, che non ha di certo risparmiato i casinò italiani, obbligati a una duplice chiusura: da marzo a giugno e poi da fine ottobre e fino a inizio giugno per quanto riguarda Sanremo e Venezia, mentre nel caso di Saint Vincent il lockdown prosegue fino al primo luglio, o fino a quando la Valle d'Aosta non diventerà zona bianca.

Ovviamente aderire a un'associazione, nazionale o europea che sia, ha un costo, e in tempi di chiusure e di zero incassi è evidente che i conti si debbano fare con addirittura maggiore attenzione del solito, iniziando via via a tagliare il superfluo. 

Tuttavia, è altrettanto evidente che mai come nel 2020 i casinò e in generale il settore del gioco con vincita in denaro ha avuto assoluto bisogno di far sentire la propria voce, tenendo conto che mai come in tempi di pandemia si è stati considerati come attività "non essenziali", quindi sacrificabili per prime e da riaprire per ultime.

Il gioco cosiddetto "pubblico", quello che fa capo all'Agenzia delle dogane e dei monopoli, mai come in questo periodo è stato unito, mettendo al bando qualsiasi divisione di sigla, scendendo nelle piazze, a cominciare da quelle romane, per evidenziare all'opinione pubblica e alla politica la sua esistenza come settore legale, che crea occupazione e che contribuisce all'erario. Quali sono stati i risultati? Sicuramente non quelli che ci si sarebbe aspettati, sia in termini di celerità delle riaperture che di misure di "sostegno" nei due decreti varati dal nuovo Governo Draghi, ma chissà quale sarebbe stata la situazione attuale, sotto entrambi i fronti, se non ci fosse stata una così grande mobilitazione. 

Guardando da fuori il mondo associativo che ruota attorno al gioco "pubblico", verrebbe dunque da dire che la difficoltà ha unito e, per ovvia conseguenza, rafforzato. Altrettanto non si può dire nei confronti dei casinò, pur tenendo in debito conto le loro peculiarità: essere solo tre, avere un proprietario pubblico con guida politica, essere già alle prese con il vuoto lasciato dal Casinò Campione, le cui sorti si vanno definendo, si spera, proprio in queste settimane.

C'è dunque da dire che, anche se i casinò non escono rafforzati associativamente dalla prova pandemia, si possono tuttavia creare le condizioni perchè possano " contare" l'unico sull'altro e collettivamente intesi, nel futuro. 

Entro giugno sarà completato il ciclo di riaperture, visto che è altamente probile che anche il casinò valdostano possa farlo prima di luglio. La stessa casa da gioco ha inoltre ottenuto l'omologa del concordato, e dunque può guardare al futuro con maggiore fiducia. Sarà poi Federgioco a decidere sul suo futuro: se ritornare alla vita associativa di un tempo, le cui porte non sono chiuse, se continuare a fare da sola, ma tornando a essere un interlocutore per quelle forze sindacali che continuano a chiedere di avere un interlocutore, oppure se vuole considerare conclusa la sua esperienza, ponendosi tuttavia in uno scenario di mancato associazionismo che rappresenterebbe un unicum non solo del settore del gioco, ma anche imprenditoriale in generale, e che potrebbe ovviamente aprire ulteriori scenari aggregativi a livello individuale.

 

 

 

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