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Covid-19, l'esempio di San Marino

  • Scritto da Anna Maria Rengo

San Marino si avvia al ritorno alla normalità, grazie anche alla rapidità della campagna vaccinale.

Da oggi, lunedì 12 aprile, la scuola riparte con didattica in presenza per tutti gli alunni, e bar e ristoranti (sempre da oggi) possono tornare a lavorare di sera. Per questi primi giorni l'orario di chiusura sono le 21,30, ma dal 19 aprile sarà posticipato alle 23, e non ci saranno più limitazioni dal 26 in poi, giornata nella quale riapriranno anche cinema e musei. Per palestre e piscine, invece, la data di riapertura è il 19 aprile e c'è chi pensa e spera che dal primo maggio sarà tutto aperto, casinò e giochi compresi.

Che bello! "Peccato" che stiamo parlando di San Marino, e non del nostro Paese. La Repubblica del Titano si sta infatti avviando a un rapido ritorno alla normalità, grazie soprattutto a una massiccia campagna di vaccinazione, utilizzando il russo Sputnik, che ha ridotto drasticamente i contagi e che si conta di ultimare nel giro di poche settimane. Con beneficio di tutti, comprese le attività di gioco, anch'esse duramente colpite dal prolungato lockdown e che comunque dovranno fare i conti con le limitazioni che eventualmente saranno poste agli spostamenti tra Italia e San Marino e viceversa, e con l'eventuale permanenza del coprifuoco qui da noi.

Molti hanno visto il "caso" San Marino come un "non caso", ritenendo che è facile vaccinare tutti quando si è in pochi. Ma è anche vero che le capacità e possibilità dipendono anche dalla grandezza del Paese e che dunque conta il peso percentuale dei vaccinati sul numero totale dei residenti. E su questo, non solo e la vicinissima Repubblica del Titano, ma anche il Regno Unito (dove proprio oggi riaprono tante location di gioco) e anche gli Stati Uniti, hanno molto da insegnarci.

In questi mesi tanto si è parlato sul motivo principale per lasciare chiuso il gioco e, anche se nessuno l'ha detto proprio chiaramente, è a tutti evidente che in Italia si è deciso di chiuderlo per primo e riaprirlo per ultimo non tanto perché pericoloso dal punto di vista sanitario, ma perchè ritenuto non essenziale, e neanche attività particolarmente lodevole.

Altri Paesi, Stati Uniti in primis, hanno riflettuto e agito in maniera del tutto differente, ma c'è anche da dire che la linea di pensiero dei governanti italiani è stata abbastanza in linea con quella europea. E dunque, al gioco non è restato che sperare (oltre che naturalmente nei ristori e poi nei sostegni) nella campagna vaccinale, così da abbassare drasticamente tutti gli indicatori e così che il legislatore sia indotto a riaprire: tutto, tanto si è capito che il gioco arriverà per ultimo o quasi, anche se questo sta creando un buco enorme nei conti dello Stato, sta ingrassando il business della criminalità e sta lasciando i giocatori esposti e disorientati.

Vogliamo sperare che, dove economia, ragionevolezza e legalità non sono arrivati, arriverà il vaccino. E che resti la prima priorità da perseguire, se è, come ormai pare essere considerato, la prima e unica strada per tornare alla normalità.

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