Il gioco con vincita è vietato ai minori di 18 anni e può causare dipendenza. Consulta probabilità di vincita su www.aams.gov.it
Log in

Casinò Campione: verso il giorno del giudizio, con giudizio

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Giornate cruciali per il futuro del Casinò Campione d'Italia e dei suoi dipendenti.

I tempi stringono, e su questo sono tutti d'accordo. Entro questa breve settimana lavorativa, l'azienda dovrà sapere quanti dipendenti aderiranno alla proposta da essa inviata il merito al trattamento economico da corrispondere a essi. Adesioni individuali e "conti" che entreranno nella documentazione aggiuntiva al concordato che la società di gestione del Casinò Campione d'Italia, ormai tornata "in bonis", dovrà presentare entro il 19 aprile al tribunale di Como, chiamato a decidere se ammetterla o meno al concordato, che è tutt'altra cosa che omologare lo stesso.

Ma già oggi c'è da capire se ci sarà la possibilità di fare quadrare i conti del casinò e di sanare la sua pesante situazione debitoria, nei confronti di diversi soggetti, tra cui, non ultimi, ci sono anche i dipendenti, tutti a casa dal 27 luglio del 2018, da quando, cioè, il tribunale di Como aveva dichiarato il fallimento della sua società di gestione.

La prima bozza di accordo che l'azienda ha sottoposto ai legali dei dipendenti ha suscitato più di una perplessità, ma dopo lunghe trattative, secondo quanto apprende Gioconews.it, è pronta una nuova stesura, che sarà inviata al più presto agli avvocati. Poi, naturalmente, spetterà a ciascun dipendente stabilire se questa va bene, o se comunque è bene accettarla.

Purtroppo, e di questo non si può dare la colpa al Casinò, i tempi stringono. Ed entro il 19 aprile, questa la data imposta, al tribunale va presentato qualcosa, anzi ben più di qualcosa, altrimenti il rischio di non ammissibilità del concordato è ben più che un rischio.

Purtroppo, inoltre, tutti devono rinunciare a qualcosa, se non vogliono rinunciare non solo alla possibilità di ritornare a lavorare, ma anche a tutti i crediti vantati nei confronti della società di gestione. Se essa fallirà, infatti, il casinò non riaprirà di certo a breve, in quanto minimo minimo andrà ricostituita una nuova società, e inoltre gli unici soldi che i dipendenti vedranno saranno quelli del Tfr, con il subentro dell'Inps.
C'è dunque da riflettere bene, collettivamente e individualmente, al momento di stabilire cosa scegliere, e quali saranno le conseguenze della scelta. Che la situazione fosse e resti difficilissima, è cosa arcinota, e anche se ci fossero dei potenziali investitori, bisogna in qualche modo facilitare la canalizzazione del loro interesse verso la casa da gioco.

"Prendere o lasciare" è una frase che ovviamente non piace a nessuno, in nessun contesto. E anche in questo percorso verso il concordato, l'azienda ha tenuto per quanto possibile conto dei rilievi mossi dai rappresentanti dei lavoratori. Ora però è il momento della responsabilità, in cui, ammettiamolo, per l'ennesima volta ai lavoratori viene chiesto di fare un sacrificio: valutino se ne vale la pena, ma non tanto per il bene della società, ma per il loro stesso bene.

Share