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Un anno da non ripetere

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Il 2020 è stato l'anno più difficile per la storia pur travagliata dei casinò, ma c'è ancora da soffrire.

Era l'otto marzo di un anno fa quando il premier Giuseppe Conte dispose la sospensione di tutte le attività di gioco. Era l'inizio di un incubo, anche se in realtà era da qualche settimana che la situazione stava peggiorando drammaticamente e velocemente di giorno in giorno. Ma tutti, salvo qualche pessimista cronico, pensava, in quella domenica mattina di marzo, che sarebbe durata poco, e che nel giro di qualche settimana si sarebbe riaperto. L'Italia non poteva fermarsi così, e soprattutto quell'invisibole virus sarebbe stato presto messo a bada, anzi annientato, da una task force addirittura mondiale, e tutta agguerritissima sulle sue tracce.

Mai mettere limite al pessimismo, verrebbe ora da commentare, sapendo come sono proceduti i 365 successivi a quella data, e non sapendo invece come procederanno quelli che seguono questo 8 marzo 2021. Il governo è cambiato, ma il Covid non è stato sconfitto e, nonostante la campagna vaccinale, continua a proliferare e a cambiare forma: uno scenario distopico che si cerca di cambiare ma purtroppo sempre ricorrendo a delle misure drastiche e dolorose per tutti. C'è dunque nell'aria addirittura un nuovo lockdown nazionale, o, scendendo nella scala della drasticità, ulteriori restrizioni nel fine settimana o anche un coprifuoco che potrebbe essere anticipato alle 21, alle 20, forse addirittura alle 19.

Insomma: ne siamo tutt'altro che fuori e in questo contesto, come purtroppo ammonito da più fonti governative, parlare di riapertura di teatri e cinema, nelle zone gialle, il prossimo 27 marzo, sembra ogni giorno che passa più irrealistico. E il timore che pure il 6 aprile passerà senza che si proceda alla riapertura del gioco, per ora inespresso, aleggia nell'aria.

Certo è che questa situazione mette a serissimo rischio la sopravvivenza dei casinò, come di buona parte del settore turistico, della ristorazione, dell'intrattenimento, i più penalizzati dai provvedimenti che sono stati adottati e per i quali è necessaria una cura poderosa. Se proprio non li si può riaprire, occorrono sostegni certi, concreti, immediati e di importo elevato, perché un anno quasi intero di mancata operatività ha provocato dei danni gravissimi ai bilanci, al punto che potrebbero essere irreparabili, considerazioni che, nel caso dei casinò, interessano direttamente anche le loro proprietà pubbliche e i loro bilanci.

In altri paesi del mondo si è deciso di convivere con il virus, e di consentire la riapertura anche alle attività di intrattenimento, pur con mille limitazioni e restrizioni. In Italia, come in realtà pure in altri paesi europei, si è scelta invece la strada della chiusura dei casinò. Inutile discuterla in questa sede, ma certamente l'appello più utile che può essere lanciato è quello di considerare, nell'imminente decreti Sostegno e in tutti gli altri provvedimenti che saranno presi in queste settimane, il grave danno che il lockdown sta facendo all'intero settore del gioco, casinò compresi, come mostrano anche le elaborazioni di Gioconews.it diffuse oggi.

 

 

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