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Casinò, il tempo delle date

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Casinò ancora in gravissima difficoltà: in attesa del 5 marzo, i segnali non sono per nulla incoraggianti.

Che almeno, stavolta, lo si sappia prima. E che non si faccia come si è fatto per gli impianti sciististici, che hanno saputo solo il giorno prima che quello successivo, il 15 febbraio, non avrebbero potuto riaprire come invece era stato previsto.
Questo il "piano B" del settore del gioco terrestre, in sempre più ansiosa attesa del 5 marzo, quando scadranno le disposizioni previste dall'ultimo Dpcm dell'ormai ex presidente del consiglio Giuseppe Conte, e con il quale appunto, si sospendeva la sua attività fino a quella data.

Da più parti è arrivata la richiesta di conoscere le date e le decisioni con un maggiore anticipo, ma certamente il gioco ha anche un "piano A", ossia quello di poter rialzare le saracinisce già dal 6 marzo.
In questo scenario, i "giochi" più penalizzati sono proprio i casinò, visto che, per loro tipologia di attività, si rivolgono principalmente a una clientela non locale, e che spesso travalica i confini regionali se non addirittura nazionale. Ma parlare di turismo, in questo periodo, è quanto mai utopistico. E anche il decreto legge approvato proprio oggi, lunedì 22 febbraio, dal consiglio dei ministri, frena qualsiasi ipotesi di poter fare la gitarella fuori regione (in realtà, per le regioni in zona arancione, anche fuori comune), almeno sino al 27 marzo, questo per "salvare la Pasqua", una frase che noi italiani abbiamo già sentito qualche mese fa, in chiave natalizia... e poi sappiamo com'è stato il Natale, sperando che stavolta andrà diversamente.

Un duro colpo, come già detto, per il casinò di Saint Vincent, tra i tre italiani il più diretto a una clientela non locale, tanto più che i valdostani possono accedere solo alle sue sale slot, ma non ai tavoli, ma certamente anche per i due "colleghi" di proprietà comunale, quello di Sanremo e di Venezia, anch'essi a fortissima vocazione turistica, come del resto è proprio nella natura dei casinò.

Difficile, in questo contesto, ipotizzare un rapido ritorno alla normalità: molto più facile immaginare le gravissime conseguenze che questa prolungata chiusura sta avendo sulle strutture, tanto più che in questo momento dire (e dimostrare): "Siamo luoghi sicuri, riapriteci", si scontrerebbe con il problema di far venire la gente, tanto più che il coprifuoco continua a vigere ed è comunque improbile che la gente (sempre appunto che possa venire) possa cambiare a tal punto le proprie abitudini.

Sicuramente, di questo tema continueremo a parlare più e più volte nelle prossime settimane: tutto il settore del gioco è nella stessa barca, pericolosamente sul punto di affondare, ma i casinò sono quelli che ondaggiano più pericolosamente, visto che la "semplice" possibile di riapertura per uno sarebbe inutile e per gli altri due chissà se a malapena sufficiente.

 

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