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Il freddo buongiorno del Governo Draghi

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Il Governo Draghi si appresta a presentare il suo programma ai due rami del Parlamento, restano le preoccupazioni dei casinò.

Le buone notizie, prescindendo da simpatie politiche e restando in ambito tecnico, sono che alla guida del ministero dell'Interno è rimasta Luciana Lamorgese, che ben conosce le problematiche dei casinò, e che è stato istituito il ministero (peraltro con portafoglio) del Turismo, con alla guida il leghista Massimo Garavaglia, che potrà e dovrà certamente prendere in considerazione e valorizzare l'apporto che in tal senso possono dare le case da gioco tricolori.

Altra buona notizia, relativamente a questo neonato Governo Draghi che si appresta in settimana a presentare il suo programma ai due rami del Parlamento e a chiederne la fiducia (scontata, visto la larghissima maggioranza che lo sostiene), è che avrà una natura anche "tecnica" e dunque in grado di valutare il settore del gioco in maniera più scevra da preconcetti, soprattutto ora che si deve andare a decidere sulla sua riapertura, alla luce del fatto che le disposizioni che ne dispongono le sospensione dell'attività sono in scadenza il 5 marzo.

Però, le prime "mosse" e le prime dichiarazioni stanno suscitando qualche polemica e preoccupazione, anche in cambito dei casinò. Certamente non è "piaciuto" il fatto che il confermato ministro alla Salute Roberto Speranza, sentito il Cts, abbia deciso di rinviare al 5 marzo l'apertura degli impianti sciistici, e che abbia predisposto il provvedimento relativo il 14 febbraio, quindi il giorno prima in cui gli stessi avrebbero dovuto riavviare l'attività. La domanda che ovviamente in molti si sono chiesti, e che continuerà ad agitare i loro (nostri) sonni, è: non sarà che pure a me verrà detto il giorno prima, che devo continuare a restare chiuso? Certamente, per chi come il settore del gioco sta chiuso da fine ottobre, si tratta di uno scenario perlomeno inquietante, sia nella decisione che potrebbe essere presa che per le modalità.

I più attenti hanno però rivolto l'attenzione anche verso altri ministeri e in particolare a quello, di nuovissima istituzione, alla Transizione tecnologica, alla cui guida è stato post il supermanager Vittorio Colao.
"Per me il limite al contante dovrebbe essere zero", ha detto il neo ministro, sottoponendo una tra le sue ricette per la modernizzazione, a partire dalla pubblica amministrazione ma proseguendo con l'intero paese.
Sarà difficile, anche in questa era pandemica nella quale tutti i processi digitali hanno avuto una fortissima accelerazione, che si arrivi al "contante zero" in breve termine, ma sicuramente le dichiarazioni di Colao fanno pensare a una strada che si imboccherà in quella direzione, con buona pace di chi, anche se non certo allo scopo di evadere più facilmente il fisco, avrebbe maggiore necessità di utilizzare denaro contante e di non appesantire la clientela con duplici controlli sulle sue operazioni.

Ma certamente questo è uno scenario che si colloca in un orizzonte meno prossimo e meno minaccioso. Il vero, verissimo problema, è ora rappresentato dalla riapertura, peraltro collegato a quel decreto ristori cinque che dovrebbe andare a intervenire anche sui casinò e sulle loro proprietà e che, causa la crisi e poi caduta del Governo Conte 2, è in drammatico ritardo.

 

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