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Casinò, la grande attesa del governo Draghi

  • Scritto da Anna Maria Rengo

I casinò vivono il momento peggiore della loro storia, la speranza è in un approccio tecnico da parte del nascente Esecutivo.

Il reggente del Movimento 5 Stelle Vito Crimi, l'ex capo della Polizia Alessandro Pansa, caldeggiato da Forza Italia, o anche la conferma dell'uscente Luciana Lamorgese. Mentre il premier incaricato Mario Draghi si appresta a salire nuovamente al Colle, per sciogliere la sua riserva dopo il primo ciclo di consultazioni con tutte le forze politiche presenti in Parlamento, e tiene un secondo più veloce giro, è totonomi su chi sarà alla guida di quello che, almeno teoricamente, dovrebbe essere il ministero più "vicino" ai casinò, quello all'Interno, cui spetta infatti la vigilanza sulle Case da gioco.

Una vicinanza sia formale che reale, ma negli ultimi anni, a partire da quando si è iniziato a parlare di riordino dell'offerta di gioco pubblico e soprattutto ora che i casinò hanno gli stessi identici problemi di sale slot, Vlt, bingo e scommesse, è stato progressivamente pure il ministero dell'Economia e delle Finanze a occuparsene.

Così sarà probabilmente anche con terzo governo di questa nuova legislatura, tecnico o tecnico-politico che sia, e che dovrà rimettere mano alle tante emergenze che accomunano l'intero settore del gioco, tra i più colpiti dal duplice lockdown che da marzo 2020 ha determinato la perdita di milioni e milioni di euro, per le casse aziendali ma anche per l'erario e, nel caso dei casinò, direttamente pure per gli enti proprietari di riferimento.

Un settore messo in ginocchio, che rischia di stramazzare definitivamente al suolo, se non sarà messa in agenda innanzitutto l'esigenza di garantire e fornire dei ristori adeguati, ma anche se non si esaminerè a fondo la possibilità di poterne riavviare l'attività, una possibilità che in tantissimi altri Paesi del mondo è stata valutata positivamente. Prova ne sia il fatto che a Macao, per esempio, i casinò sono stati in tutto costretti alla chiusura per un paio di settimane, nel febbraio dello scorso anno, e che anche a Las Vegas sono praticamente tutti tornati in funzione. Questo non tanto perché "la gente ha il diritto di diverirsi", ma soprattutto perchè "lo si può fare in sicurezza" e, principalmente, perché l'industria del gioco legale non può e non deve essere uccisa, un omicidio che finirebbe per penalizzare l'economia e migliaia di posti di lavoro, mentre favorirebbe il gioco illegale, come si sta verificando pure in Italia.

Sicuramente, nell'ottica nazionale, il gioco non può essere una priorità paragonabile al Recovery fund oppure al piano vaccinale. Ma la speranza è che, conti alla mano (oltre che evidenze del fatto che non ha dato alcun contributo al diffondersi del virus) ci si renda conto che anche esso può e deve dare una mano alla ripartenza del Paese, e che comunque va normato in maniera non punitiva, ma con il tecnicismo che ci si aspetta da un tecnico come Mario Draghi.

Il 5 marzo è prossimo, e sicuramente non ci sarà più Giuseppe Conte a redigere il Dpcm che prenderà il posto delle disposizioni oggi vigenti: questa è la prima scadenza che attende il gioco, come altre attività oggi fortissimamente penalizzate dal lockdown, come palestre, cinema, teatri, bar, ristoranti.

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