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Non vedo, non sento ma parlo!

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Confermata la chiusura dei casinò fino al 5 marzo: Governo sordo a qualsiasi sollecitazione ed evidenza.

Ci contavano in pochissimi, anche in considerazione dell'andamento del contagi e delle decisioni che a livello europeo, ma non mondiale (Stati Uniti e Macao insegnano!) vengono prese in materia. I casinò devono stare chiusi, come misura se non idonea, almeno opportuna dal punto di vista dell'accettabilità e del contesto generale, ad affrontare la pandemia. Ciò almeno fino a quando i vaccini non avranno fortemente attenuato la sua portata. Del resto, che il gioco non sia un'attività essenziale è pacifico, anche se ovviamente per le persone alle quali dà lavoro e per i territori che ne traggono sviluppo economico, turistico ed entrate dirette, il punto di vista è decisamente differente.

Ed è questa la ragione principale perchè, anche se nei casinò (come del resto nelle location di gioco in generale) non si sono registrati casi di contagi o focolai, anche se sono state spese centinaia di migliaia di euro per predisporre e attuare dei rigidissimi protocolli, il Governo ha deciso di tenerli chiusi, come minimo fino al prossimo 5 marzo, sperando che per quella data ci siano le condizioni sanitarie e/o la consapevolezza necessaria a superare questo steccato che, consentitecelo per una volta, ha anche una componente “ideologica”. 

La decisione, cristallizzata nel Dpcm entrato in vigore il 16 gennaio scorso, era come già detto attesa, peraltro preceduta da un decreto legge che vieta gli spostamenti tra le regioni fino al 15 febbraio, ma resta da notare come il Governo sia stato sordo a qualsiasi sollecitazione e prova, anche concreta, che gli è pervenuta in tal senso non solo da privati cittadini, o “semplici” concessionari di Stato, ma anche dai rappresentanti politici dei territori di riferimento dei Casinò, Regione Valle d'Aosta (che peraltro ha già i suoi motivi di dissidio con l'Esecutivo centrale anche su altri versanti) e Comuni di Sanremo e di Venezia in primis.

Come autorevolmente e ragionevolmente commentato a Gioconews.it, senza peraltro purtroppo poter attribuire il virgolettato, il quesito che a fronte della scelta del Governo si pone è se tutti gli appelli, petizioni e documenti presentati abbiano contato qualcosa e, conseguentemente, quale potrebbe essere il livello di autorevolezza necessario affinchè ciò possa in futuro avvenire.
Non vogliamo però essere troppo pessimisti e critici e vogliamo dunque concludere questo sconsolato editoriale con un auspicio: se il Governo ha fatto come le due scimmiette (“non vedo” e “non sento”, perché a parlare, lo ha fatto!) nel prorogare le chiusure del gioco, ora che si apre, passata (se passa...) la crisi, la partita del Ristori V, c'è da augurarsi che ascolti le richieste arrivate, anch'esse numerose, documentate e autorevoli, dal mondo del gioco e dei casinò.

 

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