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Casinò, il bianco non salva il business

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Attesa per i contenuti del nuovo Dpcm di Giuseppe Conte, ma i casinò hanno poco da sperare anche nella zona bianca.

Il prossimo 16 gennaio entrerà in vigore il nuovo decreto del presidente del consiglio Giuseppe Conte con il quale si detteranno le disposizioni, essendo in scadenza quel giorno quelle vigenti, relative alle attività economiche e commerciali. E se quelle di gioco hanno davvero scarse chance di essere inserire nell'elenco di quelle che potranno riaprire i battenti, una considerazione a parte va fatta per i casinò.

Se è vero infatti che le riaperture dipenderanno anche dai “colori” delle regioni, le case da gioco hanno poco da fare affidamento pure sulla zona “bianca”, peraltro oggi di utopistica istituzione almeno nel breve periodo. La loro attività dipende infatti in larghissima misura da una clientela che non è di vicinato, che non è locale, dunque senza libera circolazione tra regioni sarebbe sì possibile riaprire, ma con un flusso di clientela forse decisamente troppo modesto rispetto a quello che servirebbe a coprire i costi.

Si tratta di un problema che accomuna i casinò più al settore turistico che a quello del gioco “pubblico”, meno caratterizzato da un appeal in tal senso e quindi condizionato in misura minore dalle limitazioni che purtroppo sembra resteranno agli spostamenti tra una regione all'altra.

In questo contesto, bene fanno le proprietà delle tre case da gioco a premere nei confronti del Governo e dei capigruppo parlamentari, per interventi a tutto campo, che spaziano dunque dal “formale avvio dell’iter per il riconoscimento a favore dei Casinò di specifici ristori commisurati alla reale perdita di fatturato al fine di uniformare tali attività a quelle commerciali", alla standardizzazione dell'accesso alla Cassa integrazione "per la salvaguardia dei lavoratori delle Case da gioco", la previsione di "una revisione dell’impianto impositivo a carico delle Case da gioco, segnatamente una riduzione dell’imposta sugli spettacoli (Isi) almeno a parziale ristoro nonché una riduzione proporzionale della tassa di concessione governativa", l'introduzione di "una deroga all’obbligo di accantonamento, imposto dall’art. 21 del D.Lgs. 175/2016, sui bilanci degli enti proprietari delle perdite delle società di gestione delle Case da gioco, quando, come in questo caso, le stesse sono state determinate dalle chiusure imposte dal lockdown legato dall’emergenza Covid" e, infine, "un nuovo classamento del rischio dell’attività del gioco d’azzardo".

 

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