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Riapertura casinò, parlano le proprietà

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Ancora nessuna data e certezza sulla riapertura dei casinò, ma ora si muovono le proprietà.

Casinò chiusi, e questo è sicuro, fino al 15 gennaio. Su quello che accadrà dopo non è dato sapere. Ma è certo che questa sospensione dell'attività sta portando a grandissimi danni all'intera industria del gioco, tra i settori più danneggiati dalle misure che nel corso dei mesi il Governo Conte 2 ha dovuto prendere per fronteggiare il Covid-19.

Nel corso dei mesi, più volte essa ha provato a fare valere le proprie ragioni, trovando qualche tiepida sponda al momento di decidere i ristori in ben quattro decreti che sono stati poi accorpati in una unica legge, di recente pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Ma quando si è trattato di decidere se e cosa chiudere, non si sono sicuramente ascoltate quelle del gioco, tra i primi a chiudere e tra gli ultimi a riaprire, così almeno è accaduto in occasione del primo lockdown, senza che ci siano segni che in questo secondo andrà diversamente.

Ma quello che è cambiato, e che potrebbe cambiare un percorso secondo alcuni già scritto, è l'atteggiamento delle proprietà, consapevoli dei grandissimi danni che la chiusura dei casinò sta arrecando non solo alle aziende e ai loro dipendenti, ma anche a loro stesse. E un conto, ammettiamolo, è che si muova un privato, come potrebbe essere un "qualsiasi" concessionario di Stato, un altro è che lo faccia una società partecipata pubblica, e un altro ancora che lo facciano comuni e regioni, come è il caso delle tre proprietà dei casinò tricolori.

In questi giorni esse metteranno a punto una bozza di documento da sottoporre al Governo, in cui focalizzeranno innanzitutto l'attenzione sull'esigenza di un loro adeguato ristoro, ma è ovvio che questa iniziativa porterà di nuovo di attualità, sui tavoli di Palazzo Chigi, l'esigenza di non protrarre all'infinito la chiusura delle attività di gioco, anche alla luce di quanto espresso dal Tribunale di Roma, che ha stigmatizzato la ratio di fondo che ha portato alla nascita e al susseguirsi di Dpcm, per gestire l'emergenza sanitaria.

Questi sono i giorni di fiducia e di ottimismo, con l'inizio della somministrazione dei vaccini che fanno intravedere la luce alla fine di questo interminabile tunnel, e sono anche giorni in cui le attività commerciali ed economiche che stanno ancora chiuse si chiedono, giustamente: "Ma io quando riapro?".

Ben venga che le esigenze del settore del gioco vengano rappresentate da enti locali che, stante la particolarità dei casinò, ne hanno un indotto diretto e quindi sono più sensibili nei confronti delle loro oggettive e gravissime problematiche. Magari, ciò potrebbe stimolare una riflessione non ideologica e moralistica, come purtroppo, nel corso degli anni, è accaduto anche e soprattutto in materia di gioco. 

 

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