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Natale senza luce per i casinò italiani

  • Scritto da Anna Maria Rengo

La decisione del Governo di prorogare la chiusura dei casinò italiani li getta nella crisi più nera mai vista della loro storia.

Niente feste natalizie, niente veglioni. Casinò chiusi per le feste e conciati per le feste, come del resto la maggior parte degli italiani e delle loro attività economiche, messe in ginocchio, quando non addirittura uccise definitivamente, dalla pandemia e da questa seconda ondata di Covid-19 che non consente di allentare la tensione e la vigilanza, con una temuta e terza che potrebbe arrivare a gennaio.

Che i casinò siano o non siano luoghi di contagio, è cosa inutile da sindacare, tanto più che l'obiettivo del governo è di mantenere la gente a casa, anche e soprattutto nel periodo natalizio. Quindi, tutti nella propria regione dal 21 dicembre al 6 gennaio, e tutti nel proprio comune il 25, 26 e 1° gennaio. Anche a voler tenere i casinò aperti, e proprio nessuno (a parte le rivendicazioni locali) a livello nazionale ha mai pensato di volere una cosa di questo genere, sarebbe costoso e inutile: chi potrebbe andarci, ammesso e non volendo che ci sia la voglia di uscire per andare a divertirsi in queste cupe festività natalizie in arrivo?

Resta dunque, realisticamente e forse addirittura con un pizzico di ottimismo, l'attesa per quello che porterà il nuovo anno. Sicuramente, e questa è una buona e realistica buona notizia, niente di peggio di quello che ci ha riservato il 2020, ma da qui a dire che per i casinò si prospetta una rapida riapertura, ce ne corre. Tanto più che, come ribadito prima, rivolgendosi essi non a una clientela locale, il loro funzionamento/redditività è fortemente legato al tema degli spostamenti consentiti.

C'è chi pensa che il gioco possa riaprire a metà gennaio, chi si spinge a pronosticare la metà di febbraio e, i più pessimisti, addirittura a marzo. Certamente si tratta di decisioni che saranno prese anche e soprattutto sulla base dell'andamento epidemiologico e dei tempi dell'arrivo dei vaccini e della loro somministrazione su larga scala.

Sono previsioni davvero fosche per aziende e per proprietà che fatturavano milioni di euro e che riversavano agli enti di competenza ovviamente meno del fatturato, ma comunque somme in grado di far quadrare i bilanci e di consentire servizi e prestazioni pubbliche.

C'è da dire che la natura "pubblica" dei casinò potrebbe consentire loro uno sguardo leggermente più benevolo da parte del governo, al momento che deciderà le sorti del gioco, fermo restando che un trattamento diversificato rispetto a quello "pubblico" potrebbe ingenerare malcontenti, per usare un eufemismo, o addirittura dei contenziosi. C'è anche da dire che la medesima natura pubblica dei casinò potrebbe consentire loro di sopravvivere anche in condizioni che stanno mettendo, come detto prima, in grossa difficoltà, a volte irreparabile, moltissime aziende.

Purtroppo, però, è difficile in questo momento vedere la luce fuori dal tunnel, a meno che non sia quella del treno in arrivo. Unico elemento di "conforto", a voler accendere una lucina diversa e più di buon augurio, è che i problemi sono così grandi ed evidenti, che il governo è consapevole del rischio di uccidere il sistema economico, e questo, certamente, non è il suo intento. Saranno ancora settimane difficili, alla ricerca di una soluzione che contemperi salute pubblica e individuale, libertà d'impresa e individuale, salvaguardia del tessuto economico e di quello occupazione. Il tutto cercando di non affossare il sistema Italia.

 

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