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I Comuni salvano i Casinò

  • Scritto da Anna Maria Rengo

A causa del protrarsi del lockdown le proprietà devono adottare misure drastiche per salvare le società di gestione dei casinò.

Quale padre non si toglierebbe il pane dalla bocca per sfamare il proprio figlio? Questa, fuor di metafora, è la situazione che stanno vivendo il Comune di Venezia e quello di Sanremo, costretti a rinunciare a quanto gli spetterebbe dai casinò pur di mantenere in vita le società di gestione, a causa del duplice lockdown che sta tuttora mettendo a durissima prova le Case da gioco.

Del resto, quando si parla di casinò, intesi come aziende, stiamo parlando di aziende di proprietà pubblica, gestite da società interamente partecipate dal pubblico. Sarebbe suicida, per i Comuni di riferimento, chiedere ai casinò più di quanto essere realisticamente possano dare quest'anno, ossia niente o quasi niente. Per di più, quando la situazione attuale prescinde del tutto dai casinò stessi, e dipende da una pandemia tuttora non domata e che sta mettendo in ginocchio l'economia mondiale. Nel corso dei mesi, abbiamo dunque assistito a una duplice rinuncia: il Comune di Venezia ha deciso di trattenere solo il 10 percento degli incassi del casinò, per un importo che basterà a malapena a pagare le tasse, mentre quello di Sanremo si è spinto addirittura a rinunciare al 100 percento di quanto gli sarebbe dovuto arrivare dal casinò. Una scelta di buon senso, ma anche obbligata e inevitabile, se non si vuol fare la fine, in contesti differenti, di Campione d'Italia, che ha chiesto troppo al casinò, portandolo a un fallimento che non ha ancora visto la parola "fine" alla sua annosa vicenda.

Ma chi salva i Comuni? I soldi derivanti dai casinò non sarebbero serviti di certo a finanziare qualche festicciola o qualche addobbo natalizio. Si tratta di milioni e milioni di euro che vengono ora a mancare, mettendo in seria difficoltà i bilanci comunali, con conseguenti tagli che, se protratti, incideranno profondamente sulla macchina degli enti e sulla qualità e quantità dei loro servizi.

Per ora i conti, per quanto faticosamente e dolorosamente, si sono fatti quadrare, ma la tardata riapertura dei casinò (uno scenario non irrealistico a pochi giorni, il 3 dicembre, delle disposizioni reviste con l'ultimo Dpcm) potrebbe avere conseguenze non sostenibili ulteriormente. Certamente anche il gioco cosiddetto pubblico, e che viene affidato in concessione a privati, soffre e soffrirà tantissimo della doppia chiusura (come del resto l'Erario), ma nel caso dei casinò si soffre in due: non solo le aziende ma anche gli enti di riferimenti, pubblici e non privati. "Piccole" entità, non un generico per quanto realistico Erario, ma Comuni che traggono dai casinò le proprie fonti di sostentamento e che assai difficilmente potranno trovarne al loro interno di alternative, considerando anche che il comparto turistico è anch'esso messo in ginocchio dalla pandemia e dalle decisioni che si sono dovute assumere di conseguenza.

 

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