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Aspettando Roma

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Casinò in lunga attesa di conoscere il proprio destino, con decisioni che prescindono dall'ambito locale.

Tre casinò chiusi da fine ottobre, per Dpcm, almeno fino al 3 dicembre, sperando che il termine non venga prorogato, e un quarto chiuso ormai da ben più da due anni.

Il 2020 sarà ricordato come l'anno che ha azzerato la definizione di "orribile" dato a qualsiasi altro della storia recente, come minimo dal secondo dopoguerra in poi. Perché è il 2020 ad aggiudicarsi cum laude il "titolo", senza ombra di dubbio. E dalla seconda alla decima posizione, non c'è nessuno altro da "premiare", troppo grande è la distanza con il primo classificato. E in questo contesto, ancora, i casinò sono stati pesantemente colpiti e, anch'essi, costretti, ad archiviare gli anni delle beghe giudiziarie, del crollo degli incassi, degli scioperi selvaggi, come beati anni d'oro che tutti sognerebbero al momento attuale.

Un lungo periodo di attesa, nel quale Saint Vincent, Sanremo e Venezia non possono fare altro che studiare l'andamento dei contagi, a livello nazionale e regionale, nella speranza che il plateau venga raggiunto presto e che cominci quella lenta discesa che può indurre il Governo, stretto tra esigenze sanitarie ed economiche, ad allentare le maglie delle disposizioni varate a livello nazionale, e che sono via via più dure per le regioni che si trovano in fascia arancione (Liguria) e rossa (Lombardia e Valle d'Aosta). In pratica, solo il Veneto, tra le Regioni che ospitano casinò, è ancora in fascia gialla, una circostanza che consente la libera circolazione in ambito regionale, ma che è ovviamente ininfluente, al momento sul settore del gioco.

Al momento gli scenari post 3 dicembre sono i più disparati e, a dirla tutta, è abbastanza difficile fare una previsione attendibile. Certamente i casinò premono affinché il settore del gioco, al quale sono stati ormai ufficialmente assimilati, non subisca ulteriori differimenti alla riapertura, anche se in verità è forte la spinta per rimarcare la propria differenza con sale giochi, bingo e scommesse, con tesi forse più forti al momento di avvalorare la propria proprietà pubblica e tipologia specifica dell'offerta, più deboli al momento di ribadire la bontà dei propri protocolli sanitari, visto che anche il gioco pubblico dispone di misure assai efficaci e rispettate.

Certamente però, è difficile che i governatori possano e vogliano fare fughe in avanti per i casinò, tenendo anche presente che, non rivolgendosi in particolare a una clientela locale, sarebbe poco redditizio tenerli aperti se non fosse consentita la libera circolazione perlomeno tra comuni, o tra province e regioni, e che dunque il loro funzionamento dipende molto anche dalle misure che saranno valide sull'intero territorio nazionale, o comunque su una base ben più ampia di quella comunale/locale.

Ma se Saint Vincent, Sanremo e Venezia aspettano Palazzo Chigi, e da qualche mese, l'attesa di Campione d'Italia è ben più lunga, e si rivolge principalmente al Palazzaccio, ossia alla Corte di Cassazione, che ha finalmente discusso i ricorsi presentati in merito al fallimento della società di gestione del Casinò municipale. In questo caso, qualsiasi decisione sarà la benvenuta, o almeno la preferita all'attuale stand by, nel quale nessun passo si può compiere se prima non si sa se la "vecchia" società è morta oppure viva.

Sullo sfondo, si intravede il 2021, e con esso, oltre alla desideratissima fine della pandemia e/o di un vaccino, c'è anche il riordino dell'offerta di gioco, con norme finalmente fissate a carattere nazionale. Anche in questo caso, casinò assimilati o assimilabili al resto del gioco pubblico, come del resto era accaduto con l'intesa che era stata raggiunta nel 2017 in sede di Conferenza unificata Stato, Regioni ed Enti locali, nellla quale appunto si parlava di riordino normativo anche delle case da gioco. Ancora una volta, occhi puntati su Roma, capitale lontana geograficamente ma dalla quale dipendono le sorti dei nordici casinò tricolori.

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