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Casinò chiusi, Comuni in ginocchio

  • Scritto da Anna Maria Rengo

La chiusura dei casinò sta acendo effetti pesantissimi sugli enti proprietari e sui loro bilanci.

Casinò chiusi almeno fino al 3 dicembre, con la speranza che la misura (anzi, le misure contenute nell'ultimo Dpcm) non venga prorogata e con la speranza che il nuovo vaccino di cui la Pfizer ha annunciato l'efficacia al 90 percento, se questa notizia freschissima verrà confermata, sia presto disponibile su base massiccia e ponga fine a questo lunghissimo incubo.

Intanto, però, l'Italia deve fare i conti con la seconda ondata di Covid e se sono nulle le possibilità che le zone rosse cambino colore, sono invece alte quelle che le gialle diventino arancioni, se non rosse, e che quelle arancioni, anch'esse, non diventino per ora gialle, ma semmai rosse. Insomma, una situazione che per ora è in peggioramento e che viene fronteggiata con misure sempre più rigide e progressive, allo scopo di scongiurare il rischio della saturazione degli ospedali e dei loro reparti di terapia intensiva. In questo scenario distopico e pre-apocalittico, pensare di poter riaprire i casinò diventa abbastanza irrealistico, anche se, in effetti, non è stata dimostrata la loro pericolosità dal punto di vista sanitario.

Difficile dunque che l'istanza di un'attenzione alla peculiarità dei casinò dal punto di vista delle misure di sicurezza adottate possa trovare attenzione e volontà politica sia da parte delle Regioni che del Governo centrale e che si possa andare a una loro riapertura, magari con orari limitati, prima del 3 dicembre, tanto più se Liguria e Veneto dovessero cambiare colore e lasciare quella zona gialla che consente a bar e ristoranti di restare aperti sino alle ore 18.

C'è tuttavia una peculiarità che merita la massima attenzione, e che bene fanno i casinò e le loro proprietà a rivendicare: il fatto che si tratta di strutture di proprietà pubblica e con gestione anch'essa totalmente pubblica, e che la loro chiusura sta avendo effetti pesantissimi sulle casse dei Comuni e della Regione Valle d'Aosta. In verità, sono soprattutto i casinò di Sanremo e di Venezia ad avere evidenziato le conseguenze che il duplice lockdown sta avendo sulle casse dei casinò e di conseguenza su quelle dei Comuni, tenendo presente che i casinò erano stati istituiti principalmente allo scopo di sostenere i loro bilanci. Per esempio quello di Venezia, tenendo presente che il territorio lagunare ha esigenze decisamente particolari, richiede una manutenzione e servizi speciali, largamente sostenuti dalle entrate dei casinò. Beh, quest'anno i soldi che arriveranno a Ca' Farsetti dal Casinò basteranno soltanto a pagare la Siae, visto che il Comune ha dovuto rinunciare all'altro 15 percento di entrate che sarebbe stato il suo effettivo guadagno. Del resto, se avesse deciso diversamente, il Casinò non ce l'avrebbe fatta a garantire la sua continuità aziendale, e giustamente, pure in condizioni diverse, a Venezia si vuole evitare quanto avvenuto a Campione, ossia un fallimento della società di gestione del Casinò (per quanto ancora in discussione in Cassazione) che è derivato, principamente, dalla troppo esosa richiesta della sua proprietà.

Quanto alle rivendicazioni di Sanremo, anche il bilancio comunale è fortemente compromesso dai mancati introiti del Casinò ed è forse giusto che tra i mille problemi (ci siamo tenuti bassi...) che devono essere affrontati, ci sia anche quello di come gli enti locali che si sono visti privati di una tra le loro maggiori fonti di sostentamento possano affrontare questo difficilissimo momento che mette in pericolo i loro bilanci.

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