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Brutti, sporchi e cattivi

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Il settore del gioco e dei casinò ancora una volta penalizzato dalle nuove normative governative.

Chiusura alle ore 21. Per sale giochi, scommesse, bingo e, in via estensiva in attesa di una loro depennatura governativa, casinò.
Questa è la dura legge del Governo Conte, chiamato a dare una risposta all'emergenza determinata dalla seconda ondata di coronavirus, e con il premier tirato e strattonato da tutte le parti in cerca di una difficilissima mediazioone. Che è stata infine trovata, per ora, nelle misure che sono state annunciate in diretta Tv domenica sera, 18 ottobre, e dove è spuntata, ancora una volta, una ennesima restrizione nei confronti del settore del gioco.

Ora: è evidente che andare a scuola sia mille volte più utile e indispensabile che andare a giocare in una sala slot, o al casinò. Ma è altrettanto evidente che quando il gioco è tornato in attività, a metà giugno, non c'è stata l'impennata dei contagi che si sta registrando a seguito del rientro dalle vacanze estive (un po' troppo all'insegna della movida, anche per chi è rimasto a casa) e soprattutto al ritorno sui banchi di scuola, in particolare del tragitto che bisogna fare per andarci, a sedere sui banchi di scuola. Del tutto comprensibile, dunque, che si punti a salvaguardare la continuità scolastica, come pure a salvare l'intero Paese da un secondo lockdown generalizzato che, ha ragione Conte, metterebbe a serissimo rischio la tenuta del tessuto economico nazionale, che si sta lentamente e faticolsamente riprendendo dai mesi di chiusura forzata.

Ma perché prendersela anche con le sale giochi? Dove sono questi assembramenti che gridano allo scandalo, o che comunque suscitano preoccupazione? Dov'è questa gestione allegra dei protocolli sanitari, dove si scrive una cosa ma se ne fanno mille diverse, in barba alle cautele che dovrebbero essere adottate per prevenire l'ulteriore diffusione dei contagi?

I casinò, lo si deve ammettere, sono strutture che per prime e con grande serietà hanno affrontato l'emergenza Covid, mettendo a punto dei rigidi protocolli che sono stati presi ad esempio anche da altre strutture. E, anche grazie alla loro natura pubblica, i controlli non sono mai mancati, a cominciare dall'ingresso contingentato e sempre registrato. E anche le sale giochi, bingo e scommesse, pur gestite da privati, si sono caratterizzate dalla stessa serietà e puntigliosità. Ma l'allarme cresce, e un segnale, dei segnali bisognava darli.

Chiudere la scuola sarebbe stato un segnale dal grandissimo impatto sociale, certamente poco gradito alle stesse famiglie, come hanno dimostrato le dimostrazioni contrariate che hanno seguito la chiusura degli istituti da parte del governatore della Regione Lombardia Vincenzo De Luca. "Prendersela" con il settore del gioco legale è più accettabile socialmente, perchè tanto esso è inutile e fa male, tant'è che la chiusura alle 21 è, secondo qualcuno, anche poco, dal momento che si era vociferato di chiuderlo del tutto.

Che di gioco legale e autorizzato stiamo parlando, l'abbiamo scritto milioni di volte. Che questo gioco legale e autorizzato sia anche redditizio per lo Stato, anche questo l'abbiamo scritto milioni di volte. Che se viene meno il gioco legale e autorizzato, gode soprattutto quello illegale, gestito magari dalla criminalità organizzata, è cosa nota.

Resta da aggiungere, parlando in via generale, che purtroppo ci sono cose indispensabili ma che sono pericolose, mentre altre, che rientrano nell'ambito del voluttuario e del ricreativo, che non lo sono, perlomeno dal punto di vista sanitario. Sarà interessante capire, se ci saranno dati a poterlo mostrare, quanto chiudere le sale alle ore 21 abbasserà la curva epidemiologica. Probabilmente, abbasserà il tono della voce di chi grida allo scandalo ogni volta che passa davanti a una sala giochi, bingo, scommesse o casinò.

 

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