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Casinò e seconda ondata di Covid: nuove insidie per il business

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Il governo studia nuove misure per fronteggiare l'emergenza Covid, possibili ricadute sui casinò.

La salute, necessariamente, prima di tutto. Anche se va bilanciata con altre componenti, meno vitali ma ugualmente importanti, come la tutela dell'economia italiana, messa in ginocchio dal recente e prolungato lockdown.

In questo contesto, con il numero dei nuovi contagi giornalieri che sfiora, purtroppo, le 3mila unità (in attesa di una settimana appena cominciata ma che non promette niente di bello), il governo è costretto a studiare nuove misure di contenimento della diffusione. E anche se per ora sembra esclusa l'ipotesi di un nuovo lockdown, è evidente che qualcosa si debba fare, se non vogliamo tornare, magari superandoli, ai numeri di marzo e di aprile. Se poi si tratti di provvedimenti utili, o demagogici, o palliativi, non è assolutamente questa la sede per discuterne: ci prendiamo a dare atto che il governo intende instaurare una chiusura anticipata per i "locali", sicuramente bar e ristoranti, del quale al momento non è certo nè l'orario preciso (ma comunque oscillante tra le 22 e le 24, con maggiore probabilità per le 23) e neanche la portata. Riguarderà anche i casinò e le location di gioco? E anche se così non fosse, in un primo momento, chi può escludere che questa misura non verrà adottata successivamente?

Nel Regno Unito, per esempio, già da qualche settimana i casinò sono obbligati a chiudere alle ore 22, con conseguenti effetti sul business. Come ne avrebbe una chiusura anticipata anche per quelli italiani, tenendo conto che, per cultura, necessità e quasi per definizione, i casinò sono locali frequentati soprattutto a tarda sera, senza voler qui, ripetiamo, stare a discutere se si si contagi di più alle 23 oppure a metà pomeriggio o di mattina.

Certamente, i dati di settembre, in attesa di quelli di Venezia, avevano mostrano una sostanziale tenuta degli incassi dei casinò di Sanremo e di Saint Vincent, con una flessione circa dell'8,5 percento ciascuno che faceva ben sperare sul fatto che il business potesse reggere anche alle nuove misure sanitarie imposte, come pure alla diversa attitudine psicologica ed economica dei clienti al gioco. Si sapeva, tuttavia, che non era una situazione stabile, ma destinata probabilmente a cambiare. In peggio. Altro che ritorno alla normalità, da tutti fortemente auspicato! Qui purtroppo se le cose cambieranno, sarà in "peggio". Ovviamente con misure atte a salvaguardare i cittadini e, in prospettiva, a tamponare la seconda ondata della pandemia evitando fino all'ultimo un mortifero (almeno per molte attività) secondo lockdown.

LE PRECISAZIONI DI CONTE - A prendere la parola sulla questione, e con importanti precisazioni, è lo stesso premier Giuseppe Conte che, al termine di una serie di contatti avviati già da domenica 5 ottobre, afferma: "Non c’è nessuna intenzione da parte del governo di chiudere ristoranti, bar e locali né di anticiparne l’orario di chiusura introducendo di fatto un coprifuoco".

 

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