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Casinò St. Vincent, i giorni del giudizio

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Sul Casinò di Saint Vincent pende una doppia istanza di fallimento, tra polemiche, preoccupazioni e interrogativi.

Prima la Procura di Aosta, poi due creditori. Non c'è davvero pace per il Casinò di Saint Vincent, che sembrava avviato lungo la strada del risanamento e dei rilancio, dopo l'omologa del concordato in continuità dello scorso anno. E invece no.

La Corte d'appello di Torino ha disposto l'annullamento del decreto, riportando dunque d'attualità l'istanza di fallimento chiesta dalla Procura, e ora anche Valcolor e De Vere, due società creditrici e già considerate nel piano concordatario, hanno chiesto al giudice Marco Tornatore (a lui è stata affidata anche la nuova istanza) di prendere la stessa, drastica decisione.

La politica valdostana è impegnata nella campagna elettorale, particolarmente difficile vista la quantità di liste presentate e in considerazione nel fatto che, ai sensi della legge regionale n.3 del 1993, modificata nel 2007,2017 e poi nel 2019, il presidente della Regione viene designato a maggioranza assoluta dai 35 membri del consiglio regionale, eletti con metodo proporzionale. È previsto un premio di maggioranza per la lista che ha ottenuto almeno il 42 percento dei voti e una doppia soglia di sbarramento, ma pare evidente che dalla corsa elettorale uscirà un Consiglio Valle fortemente spezzettato ed è quindi forte la competizione per aggiudicarsi i seggi. E il Casinò, le cui sorti sono al momento nelle mani dei giudici (oltre alla doppia istanza di fallimento, il tribuale civile sta accertando l'esatta entità dei crediti che De Vere vanta nei confronti del Casinò, a fronte di una richiesta di circa 9 milioni di euro) è al momento guardato con impotenza, ma con fortissima preoccupazione.

Certamente, minore rispetto a quella dei lavoratori, che "vantano" anni e anni di sacrifici. Con il risultato di una doppia istanza di fallimento, che suona come ulteriore beffa in considerazione del fatto che nel 2019 l'azienda ha prodotto utili e che, prima del Covid-19 che ha sconvolto il globo terrestre e non solo la Casa da gioco valdostana, stava vivendo un buon momento anche in termini di incassi.

A chi gioverà l'eventuale fallimento della società di gestione del Saint Vincent Resort & Casino? Questo, tra mille preoccupazioni e tensioni, è l'interrogativo che serpeggia. Certamente, a guardare quanto è capitato a Campione d'Italia, non pare che il fallimento della società (peraltro poi annullato dalla Corte d'appello di Milano) abbia migliorato i destini di nessuno. Semmai, ha portato alla chiusura, il giorno stesso, della struttura, ha portato alla perdita di centinaia di posti di lavoro, alla disgregazione sociale di una comunità, peraltro concomitante con una gravissima crisi economica, oltre che al depauperamento delle casse pubbliche, da quelle comunali a quelle nazionali. I casinò svizzeri, invece, hanno giustamente festeggiato, perchè sono stati i beneficiari del dirottamento dei giocatori campionesi orfani della loro struttura, verso altri lidi, ovviamente accoglienti e pronti a fidelizzarli.

Quali scenari migliori degli attuali si aprirebbero dunque, in caso di fallimento del Casinò di Saint Vincent? I creditori che hanno presentato l'istanza riuscirebbero a recuperare per intero la somma che ritengono sia loro dovuta dalla Casa da gioco? E come si potrà garantire (o meglio, si potrà?) l'operatività del Casinò, inteso come struttura e non come società di gestione?

Non sono interrogativi da poco, quando ci sono in ballo centinaia di posti di lavoro, oltretutto in uno scenario nazionale e internazionale che mai come ora è stato così difficile e ricco di insidie. Giustamente ognuno ha il diritto di fare le sue rivendicazioni, ed è giusto che il giudice accerti se davvero il Casinò poteva dare di più in fase concordataria, o se è stato inadempiente nelle sue obbligazioni nei confronti sia di Valcolor che di De Vere.

Non esiste un obbligo giuridico che imponga ai creditori di "pensare" al futuro dell'azienda e dei suoi dipendenti, e anche il giudice deve attenersi ai "fatti", alla ricerca della "giustizia" e non di quello che è "il meglio" per l'azienda e per i suoi dipendenti.
La politica ha però l'obbligo, perlomeno morale, di pensare al futuro della più importante società partecipata della Regione Valle d'Aosta, e che costituisce un fondamentale polmone economico e occupazionale.

 

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