Il gioco con vincita è vietato ai minori di 18 anni e può causare dipendenza. Consulta probabilità di vincita su www.aams.gov.it
Log in

Casinò Campione, due anni di promesse mancate

  • Scritto da Anna Maria Rengo

A due anni dalla chiusura del Casinò Campione d'Italia, si attendono ancora risposta concrete sull'iter da seguire per la sua possibile riapertura.

Il 27 luglio 2020 a Campione d'Italia si "festeggerà", davvero per modo di dire, il secondo anniversario della chiusura del Casinò. Da quella drammatica giornata di due anni fa, quando era stato sentenziato il fallimento (poi annullato per un vizio di forma) della sua società di gestione, molto è successo, compresi i ricorsi in Cassazione che hanno di fatto bloccato una possibile nuova dichiarazione di fallimento, molti interventi legislativi a favore del'enclave ci sono stati, ma la sostanza, per quanto riguarda il Casinò, non è cambiata: chiuso il 27 luglio 2018 - chiuso il 27 luglio 2020.
Certamente l'instabilità politica dello scorso anno, con il governo che da gialloverde è diventato giallorosso, non ha giovato. O forse un pochino sì, anche se per ora non sul fronte Casinò, visto il fattivo interessamento di alcuni viceministri e parlamentari del Pd a occuparsi di altre, e sempre pesanti, problematiche.
Certamente non ha giovato la pandemia, che ha di fatto paralizzato il mondo e convogliato risorse e attenzioni su altri fronti, e facendo apparire la riapertura di un casinò l'ultimo dei possibili problemi dell'Italia.
Resta il fatto che si sta parlando del "re" dei problemi di una comunità, che dal Casinò trovava sostentamento economico e occupazionale. Resta il fatto che la chiusura del Casinò è costata anche alle casse statali, per non parlare di quelle comunali, diversi milioni di euro, mentre ha avvantaggiato alla grande i vicini svizzeri. Chi andava a giocare al Casinò di Campione d'Italia non ha certamente smesso di farlo, ha semplicemente cambiato meta. In larghissima parte, prediligendo le case da gioco ticinesi.
Questo è il contesto in cui va inquadrata la questione. Aggiungendo che è da dicembre 2019 che la politica non si confronta più con i sindacati sulle possibili strade per riaprirlo. E che le stesse sigle hanno anche recentemente sollecitato un incontro agli stessi rappresentanti della maggioranza di governo che si erano detti pronti a riavviare l'iter interrotto, senza ricevere, per ora, risposte fomali. Certamente non è una condizione che possa indurre all'ottimismo. E nel frattempo, il mercato cambia, o meglio, ha già trovato da tempo nuovi equilibri. Tra promesse e chiacchiere, due anni sono passati. Se non ora, quando? Mai più?

Share

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.