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Riapertura casinò, tra entusiasmo e realismo

  • Scritto da Anna Maria Rengo

I casinò italiani hanno tutti riaperto i battenti, ma il ritorno alla normalità è lontano e difficile.

Primi quindici giorni migliori del previsto. I casinò italiani hanno riaperto i battenti, per quanto in ordine sparso, solo nella seconda metà di giugno e i primi risultati in termini di incassi mostrano un meno 50 percento circa. Vale a dire, considerando che si è stati aperti solo metà mese, un risultato in linea con quello dello scorso anno. Poteva andare decisamente peggio, viste le misure sanitarie e di distanziamento sociale che si sono dovute adottare, proprio per consentire la riapertura. Ma da qui a dire che si è tornati "come prima", anche se ovviamente gli incassi dall'8 marzo a metà giugno sono andati irrimediabilmente persi, ce ne corre. A influenzare positivamente il dato di giugno, come evidenziato lucidamente dal direttore della Giochi del Titano Spa Salvatore Caronia, è stata la voglia di ritorno alla normalità che ha caratterizzato un po' tutti, al momento dell'allentamento e poi della fine del lockdown. Si esce! Si gioca! Brindiamo! Abbracciamoci!

Poi, passata l'euforia, si è tornati a uno stato d'animo più "razionale" e forse meno entusiasta. I problemi economici e lavorativi sono tutt'altro che finiti, la capacità di spesa è diminuita, come pure è diminuita la pazienza nel rispettare misure che, per quanto indispensabili, sono comunque vincolanti e talvolta oppressive. Su tutte, l'obbligo di utilizzare le mascherine nei luoghi chiusi, ma anche quello della ripetuta sanificazione delle mani, per proseguire con le altre mille accortezze che bisogna avere per poter fare praticamente qualsiasi cosa. E un conto è indossare la mascherina per andare a fare la spesa, che è un'attività indispensabile, o anche per andare dal medico, altra incombenza alla quale non si può sfuggire. Ma quando si tratta di andarsi a divertire, beh, è un'altra cosa. Specie d'estate, quando ci sono alternative all'aria aperta che consentono una maggiore libertà rispetto a luoghi chiusi dove ovviamente le misure sono più stringenti. C'è dunque da aspettarsi che i risultati di luglio non saranno altrettanto positivi, e che nei prossimi mesi si porranno problemi di calo degli incassi (augurandoci di essere clamorosamente smentiti) che si spera non andranno a impattare troppo (meglio ancora, sarebbe che non impattassero per nulla) sui dipendenti.

Intanto, i mesi di chiusura hanno creato dei buchi vertiginosi (anche se in parte compensati dal ricorso agli ammortizzatori sociali) nei bilanci delle società di gestione e, a cascata, delle loro proprietà, che oltretutto non possono certo pretendere nessuno sforzo ulteriore, ora che si è tornati in attività. Tutto il contrario: devono anzi organizzarsi per rinunciare a parte degli introiti (in calo, peraltro) che spettano loro per convenzione, se non vogliono dare un colpo ulteriore ai traballanti conti dei casinò.

Ci occupiamo di casinò dal 2009, dall'anno della nascita di questa testata giornalistica. E in questi undici anni abbiamo scritto circa undicimila volte, per difetto, che i casinò stanno vivendo un momento di crisi. Molto spesso, dicendo esplicitamente o in via indiretta, che era pure un po' colpa loro.
Sarebbe stata questa, la volta buona per usare per la prima volta la frase "momento di crisi senza precedenti". Ed è certo questa, la volta buona, per sollevare dalle responsabilità sia le proprietà che le società di gestione.

 

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