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Riapertura casinò, tra business e sociologia

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Il Casinò di Sanremo mette a punto i dettagli della sua riapertura: sarà la prima grande location di gioco a riaprire.

Al momento in cui scriviamo, lunedì 8 giugno, l'unica notizia certa, relativamente ai casinò, è che quello di Sanremo potrà ripartire martedì 16 giugno. Tanto ha deciso il governatore della Regione Liguria Giovanni Toti, che ha firmato un'ordinanza con cui si autorizza la ripresa dell'attività. Su tutto il resto, purtroppo, non c'è ancora certezza.

Nè sulle iniziative che il Viminale stava valutando per accelerare la riapertura, fissando una data valida per tutti e tre, nè su quanto il governatore della Regione Veneto Luca Zaia (che però si è espresso ripetutamente in merito) e il collega valdostano Renzo Testolin possono e vogliono fare, prima, durante e dopo le decisioni governative.
Non vogliamo dunque fare pronostici che sarebbero smentiti o comunque superati dati fatti attesi a breve, nè addentrarci in una disquisizione, già fatta a ragione dai sindacati, su come la vicenda riapertura dei casinò sia stata gestita, a livello nazionale, dall'associazione che rappresenta le loro proprietà e società di gestione, Federgioco.

Piuttosto, ci vogliamo soffermare sulla riapertura sicura, quella sanremese. Certamente, questa settimana sarà utilizata per mettere a punto, se ce ne sarà bisogno, gli ultimi accorgimenti sanitari e organizzativi, oltre che per rendere il tutto più gradevole possibile, ma il grande interrogativo, anche socio-psicologico, è quale sarà la risposta della clientela. Avrà voglia e disponibilità anche economica di tornare ad affollare le sale? Avrà voglia di viaggiare e di andare a giocare, ma anche a socializzare, in un luogo chiuso? I necessari cambiamenti imposti al layout delle sale, con slot più distanziate, meno posti ai tavoli, il controllo degli accessi non solo per verificare l'identità ma anche che non venga superata la capienza consentita, la sanificazione puntuale e meticolosa, saranno elementi che la rassicureranno oppure delle restrizioni che vanno bene quando ci si reca in un luogo per necessità ma che vanno meno bene quando lo "scopo" è il divertimento allo stato puro? Dunque, se ci devono essere tanti vicoli, per quanto sacrosanti, non è forse meglio una bella passeggiata all'aria aperta?

In queste settimane, poche, gli stessi interrogativi se li sono posti i gestori di bar e di ristoranti, e a tutti è capitato di vedere calche all'ingresso come pure desolati deserti. Comportamenti tra il collettivo e l'individuale, di difficile previsione e che tenderanno a modificarsi nel corso del tempo. Per quanto riguarda le location di gioco, per ora in Italia non ci sono precedenti di riaperture, anche se pare possibile che il Governo possa decidere di dare il via a sale giochi, bingo e scommesse già a partire dal 12 giugno. Anche in questo caso, però, siamo nell'alveo delle ipotesi. Per tornare dunque al mero ambito psico-sociologico, è certo che il "gioco" e le sue modalità di estrinsecazione cambieranno, se non radicalmente e irreversibilmente, almeno parzialmente e nel breve e medio termine. Con conseguenze dirette anche sul fronte degli incassi e, chissà, forse anche su quello dell'organizzazione del lavoro. Saranno dunque settimana da "studiare", per capire quanto l'emergenza ha cambiato le attitudini e abitudini degli italiani, ma anche, su un fronte altrettanto importante, su come il vecchio modello di business, basato su una sottostante organizzazione del lavoro, possa reggere.

 

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