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La nuova fase dei casinò

  • Scritto da Anna Maria Rengo

In Italia si avvia la Fase 2: casinò per ora esclusi ma il tempo non deve trascorrere invano.

Immaginando quale sarà il nuovo futuro. Un ritorno alla normalità che sarà comunque un passo "in avanti", e non una semplice fotocopia della situazione pre-esistente. Il giorno tanto atteso (e da alcuni temuto) è arrivato e oggi, lunedì 4 maggio, si avvia in Italia la Fase 2 dell'emergenza Covid-19, con il ritorno al lavoro di milioni di italiani e la riapertura di molte attività che finora erano state definite "non essenziali".

Il gioco, come fortemente prevedibile vista la sua alta valenza aggregativa e il rischio integrato definito "medio-alto", è stato per ora escluso dalla riapertura, e i casinò non hanno di certo fatto eccezione. Del resto, un po' in tutto il mondo sono annoverati tra le attività che riaprirano per ultime, anche se probabilmente non proprio "ultime, chiudete la porta". Un durissimo colpo alle aziende, ai loro lavoratori, per i quali si renderà necessari un prolungamento del ricorso agli ammortizzatori sociali (che l'ormai immitente decreto Aprile, di forza di tempo ridefinito Maggio, dovrebbe prorogare), e per le loro proprietà, che si stanno vedendo privare di milioni di euro che sarebbero stati necessari a far quadrare i loro bilanci.

Come ampiamente emerso anche nel corso dei Digital panel promossi da Gioconews.it, l'industria del gaming ha le potenzialità per riprendersi, ma certamente si tratterà di un percorso assai lungo e difficile. Nel quale conteranno gli aiuti governativi che si dovrà concedere anche a questo settore, mettendo al bando il facile moralismo di chi se la prende con un'industria del tutto legale e autorizzata, ma nella quale conterà molto anche la capacità di progettazione, di resilienza, di innovazione e di flessibilità che ciascuno saprà mettere in campo.

I casinò stanno utilizzando queste settimane per mettere a punto un piano sanitario e uno organizzativo, ma certamente c'è da riflettere anche sugli scenari che si andranno prefigurando almeno per lungo tempo, con limitazioni agli spostamenti, una forte diffidenza delle persone ad accedere a luoghi chiusi e affollati, una minore capacità di spesa, una maggiore dimestichezza (chiedete alle vostre nonne, che fino a qualche mese fa non sapevano neanche accendere un cellulare, e che ora sono diventate espertissime di videochat!) con l'informatica.

Quando si parlava, certamente a ragione, del legame tra gioco e turismo, non si era nemmeno presa in considerazione l'ipotesi che sarebbe potuto arrivare un virus che avrebbe costretto tutti a casa, e che come una grande e attesissima liberazione sarebbe arrivata la possibilità di spostarsi nell'ambito dei confini regionali, e certo non per andare a giocare! In questo scenario distopico si deve collocare la riflessione dei casinò, al momento di riprogrammare la loro attività sulla base di un'emergenza che non solo non è affatto superata, ma che è probabilmente destinata a cambiare il modo di pensare delle persone e anche le loro forme di divertimento e di socialità.

 

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