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Casinò e Covid-19, la questione convenzione sotto la lente

  • Scritto da Anna Maria Rengo

L'emergenza coronavirus propone con forza il problema del rispetto dei termini delle convenzioni tra Casinò e proprietà.

Mentre il Paese è alle prese con l'emergenza coronavirus e con i suoi mille problemi, immediati e in prospettiva, anche i casinò vivono un momento di gravissima difficoltà. I dipendenti sono a casa, almeno fino al 3 aprile, giorno in cui scadrà il Dpcm del presidente Giuseppe Conte che disponeva la chiusura, una misura che sarà quasi certamente prorogata. E se c'è da affrontare la questione del loro trattamento economico, anche alla luce delle disposizioni contenute nel decreto Cura Italia che amplia la platea delle aziende che possono chiedere la cassa integrazione in deroga, ce ne sono altre che si pongono in un orizzonte temporale di fortemente auspicato ritorno alla normalità. Riusciranno le aziende, le società di gestione dei casinò, a corrispondere alle proprietà quanto è previsto dalle convenzioni?

Per il momento, si tratta di un questito che è stato posto, pubblicamente, a livello sindacale. Sia lo Snalc di Sanremo che fonti sindacali veneziane hanno sollevato l'attenzione sul fatto che i casinò subiranno un drastico calo degli introiti, e che avranno bisogno di uno slancio, e non di una zavorra, per poter ripartire. Dunque, sarà estremamente difficoltoso per essi rispettare i termini delle convenzioni, ovviamente redatte in condizioni di "normalità", quindi quando i casinò erano e dovevano essere fonte di reddito per le proprietà.

Sicuramente, non sono soltanto i sindacati preoccupati della questione, che in queste difficili settimane è analizzata, e probabilmente anche discussa, tra i vertici delle società e quelli degli enti pubblici cui i casinò fanno capo. Sicuramente la situazione di estrema emergenza, che investe tutta l'Italia (fermiamoci qui, anche se si può tranquillamente generalizzare a tutto il mondo) rende necessarie risposte flessibili e nuove, anche su una questione che al momento cede il passo alla tutela della salute innanzitutto, e poi alla necessità di assicurare una fonte di reddito a quelle centinaia di lavoratori dei casinò che, assieme a milioni di altri, sono ora in una condizione di inattività forzata.

 

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