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Casinò, il tempo dell'ottimismo

  • Scritto da Anna Maria Rengo

I casinò tricolori hanno chiuso il 2019 in modo diverso, ma tutti hanno la possibilità di guardare al futuro con ottimismo.

Gli incassi dei casinò sono tornati a crescere. Questa, almeno, è la situazione 2019 di quello di Sanremo e di quello di Saint Vincent, che deve comunque fare attenzione alla tendenza negativa che si è innescata a fine anno. Mentre Venezia ha concluso l'anno con una flessione, ma ha comunque portato a casa l'ottimo (e sudato) risultato del nuovo contratto aziendale di lavoro, che fisserà le regole tra azienda e dipendenti per i prossimi anni, oltre ad aver scritto la parola "fine" a una trattativa sindacale difficile e, in verità, troppo prolungata.

C'è dunque motivo di guardare con ottimismo a un anno che potrebbe dare concretezza alla tesi secondo la quale la crisi potrebbe essere davvero aver toccato il suo punto più basso e dunque essere in fase di risoluzione. Potrebbe, è doveroso usare il condizionale, visto che ci sono tante variabili che, soprattutto per quanto riguarda il resort valdostano, potrebbero influenzarne l'andamento. L'allusione è ovviamente è alle tensioni politiche in Consiglio Valle, dopo le dimissioni del governatore Antonio Fosson: stavolta il Casinò non c'entra assolutamente nulla, e i buoni risultati sia di incassi che bilancistici (oltre ovviamente per quanto attiene l'omologa del concordato) dovrebbero metterlo, per una volta, in una botet di ferro. Ma mai si può dire che cosa scaturità dei giochi della politica valdostana, molto volubile e ballerina in termini di alleanze e scontri, che spesso hanno proprio la più importante società partecipata valdostana come argomento preferito.

Pare che il 2020 si configuri come una storia con tre protagonisti, che però la scriveranno in casa, non essendoci, al momento, grandi sfide da portare avanti a livello collettivo e nazionale. Il tema del contratto collettivo nazionale sembra infatti essere stato accantonato, e anche il riordino dell'offerta di gioco, pur rilanciato dal governo giallorosso, difficilmente vedrà i casinò come oggetti di intervento o soggetti propositrici.

No, non siamo stati colti da smemoratezza. C'è un tema primario che deve essere affrontato. Lo scriviamo a un anno e quattro mesi (dal 27 luglio del 2018, per l'esattezza), almeno una volta a settimana: la riapertura del Casinò Campione d'Italia. Negli ultimi mesi ci è tuttavia parso che il fronte unito che vedeva insieme gli altri casinò e le forze sindacali, per sollecitare il Governo a intervenire, sia diventato più fragile, anche se ovviamente la pressione, a livello locale campionese, non è affatto scemata. Questa si spera sia la quarta storia da scrivere nel 2020, probabilmente quella dall'esito più incerto. Sicuramente l'attesa nell'enclave è forte, anche alla luce del fatto che, nel suo ultimo incontro con i rappresentanti della comunità, il vice minsitro dell'Economia Antonio Misiani aveva annunciato che a gennaio avrebbe incontrato alcuni privati per valutare la bontà delle loro intenzioni e la ocnsistenza dell'investimento che vorrebbero fare, dopodichè il Governo avrebbe preso una decisione sulle strade da intraprendere per la riapertura del Casinò e riconvocato i sindacati. Le feste sono passate: che il tempo dell'ottimismo sia arrivato anche per Campione?

 

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