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Casinò, l'eterna burrasca politica su Saint Vincent

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Ancora forti tensioni politiche, in Consiglio Valle, sul Casinò di Saint Vincent.

Non è stata di certo indolore e priva di polemiche, l'approvazione (con la sola astensione del Movimento 5 Stelle) da parte della seconda commissione Affari generali del Consiglio Valle della relazione sui lavori di ristrutturazione del Casinò di Saint Vincent (2009-2013), che sarà all'esame del consiglio regionale ma che verrà pure inviata alla Procura.

Non solo si è dibattuto su chi ha votato cosa e perchè e come, ma l'ex amministratore unico del Casinò Luca Frigerio, direttamente chiamato in causa nella relazione (come è ovvio, visto che in quell'arco di tempo era lui alla guida della Casa da gioco valsostana) ma neanche convocato in commissione, ha ufficializzato di stare preparando una querela, sentendo lesa la propria figura professionale e contestando, sia nel merito che nel metodo, molti dei passaggi della relazione stessa.

Ovviamente, chi pensava che l'omologa del concordato del Casinò da parte del tribunale di Aosta mettesse la parola "fine" al mare di problemi e alle intricate vicende che hanno riguardato la Casa da gioco, era destinato a restare deluso. La politica valdostana continua a tenere altissima l'attenzione sulle vicende della più importante società partecipata dalla Regione, e visti i fragili equilibri di maggioranza e minoranza, è quasi scontato che il Casinò diventi oggetto di battaglia, talvolta pretestuosa.

Certamente, traendo un sommario e superficiale bilancio di quanto è stato fatto dal 2009 a oggi, qualcosa, forse più di qualcosa, è andato storto nel mega progetto di resort valdostano. Troppe attese, forse errate valutazioni iniziali, spese lievitate, alti costi di gestione. Un succedersi di gestioni che ha fatto pendant con il balletto di maggioranze che si sono verificate in Consiglio Valle, e che non ha giovato nè alla chiarezza nè alla stabilità. Una situazione che ha fatto arrivare la società di gestione sull'orlo del fallimento, scongiurato (per ora) grazie ai sacrifici dei lavoratori, che sono diventati parte integrante del piano di concordato che è stato approvato sia dai creditori che, appunto, dal tribunale.

E' corretto e giusto che sui contenuti della relazione venga fatta chiarezza, se necessario anche da parte della Procura. Ma è altrettanto necessario essere proiettati su un futuro in cui bisognerà dare attuazione a quanto previsto nel concordato, contemporaneamente lavorando per il rilancio degli incassi, che sembra essere un obiettivo possibile, visto che anche senza misure specifiche (si era al lavro per salvare l'azienda!) i dati stanno mostrando una buona ripresa.

 

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