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Campione d'Italia, un anno dopo

  • Scritto da Anna Maria Rengo

Il 27 luglio 2018 chiudeva il Casinò di Campione d'Italia: un anno dopo la comunità e allo stremo.

Un compleanno da non dimenticare e certamente da non festeggiare, per il Casinò di Campione d'Italia e per tutta la comunità. Il 27 luglio 2018, appena poche ore dopo la sentenza di fallimento della sua società di gestione, il Casinò chiudeva i battenti. E non li ha più riaperti, nonostante la Corte d'appello di Como abbia annullato per un vizio di forma la sentenza del tribunale lariano. Per qualcuno un fulmine a ciel sereno, per altri un evento terribile ma comunque atteso, visto per esempio che i mancati trasferimenti al Comune avevano già fatto sentire le loro pesantissime conseguenze, tant'è che i dipendenti non riscuotevano lo stipendio da marzo.

L'ANNO CHE E' PASSATO - Dire che da allora nulla è successo sarebbe ingeneroso. Il governo ha preso qualche provvedimento per sostenere il Comune, concedendogli un contributo di 5 milioni di euro per il 2019 (e altri ne arriveranno negli anni a venire), e ha nominato un commissario straordinario, Maurizio Bruschi, che ha messo a punto una relazione sulle strade che si possono seguire per riaprire il casinò. Ma questo resta ancora chiuso, con i dipendenti a casa o, chi ha potuto, ormai impiegato in altri modi, mentre per quelli comunali si prospettano settimane difficili, con la procedura per trovare una diversa collocazione per 68 di lavoro. Questa la prassi di legge, anche se sarà molto difficile che per tutti si trovi una sistemazione alternativa al licenziamento. E non pare che sussistano le condizioni perchè la "specialità" di Campione, geografica e dei servizi che il Comune deve offrire e sostenere, venga riconosciuta a livello legislativo, tant'è che gli emendamenti presentati in materia hanno avuto esito negativo.

GLI SCENARI - Certo, c'è la speranza di un decreto legge ad hoc, che affronti in maniera organica la materia, ma difficilmente troverà posto nella top ten dei lavori in agenda del premier Conte. Purtroppo, dunque, non è facile trovare motivi di ottimismo e capire da dove potrebbe arrivare uno spiraglio per ridare speranza a Campione. Purtroppo, dunque, il "si salvi chi può" è il consiglio più ragionevole che possa essere dato, per quanto egoistico possa suonare. Purtroppo, ed è la terza volta in poche righe che usiamo questo termine, nessuna dichiarazione ufficiale e istituzionale è arrivata su quello che può essere il futuro di Campione. Non che qualcuno si aspetti, se ha un minimo di ragionevolezza, che si possa tornare alla situazione precedente. Ma lasciare che un comune muoia, a maggior ragione se si trova circondato da terra straniera, è uno scenario tanto plausbile quanto inaccettabile.
Forse questo editoriale abbonda di pessimismo cosmico e speriamo venga smentito da novità positive. Tuttavia, fotografa e sintetizza lo stato d'animo di italiani che da un anno vivono alla giornata, senza avere alcuna aspettativa concreta per quella successiva, considerando che, per quanto possano fare, esistono problemi strutturali e normativi che possono essere risolti solo ad altri e alti livelli.

 

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