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L'eterna attesa di Campione d'Italia

  • Scritto da Redazione

Si confermano tempi lunghi per la riapertura del Casinò Campione d'Italia, a un anno dalla sua chiusura.

Chi sperava che la presentazione al ministro dell'Interno Matteo Salvini della relazione del commissario straordinario Maurizio Bruschi sulle soluzioni tecniche per riaprire il Casinò Campione d'Italia avrebbe rappresentato il punto di rapida svolta, è stato per l'ennesima volta deluso.

Non solo, a oltre dieci giorni dalla conclusione dei lavori, non si conoscono i contenuti della relazione (tranne i capitoli e, in linea di massima, le soluzioni prospettate, ma che erano quelle che si sapevano fin dall'inizio, quindi o costituire una nuova società di gestione o risanare quella esistente, visto che la Corte d'appello di Milano ha annullato la sentenza che ne dichiarava il fallimento), ma potrebbero passare settimane, se non addirittura mesi, prima che prenda la forma di un progetto concreto.
 
Giuridicamente percorribile, visto che, aule dei tribunali a parte, occorre rimettere la mano alla legge se per esempio si vuole sottrarre al Comune di Campione d'Italia la sua licenza per l'esercizio per il gioco d'azzardo, oppure se si vuole fare entrare nella compagine societaria altri enti pubblici, come per esempio la Regione Lombardia, uno scenario da molti auspicato.

Intanto, la comunità muore. Anche se una boccata d'ossigeno è arrivata con il decreto Crescita, con il quale sono stati stanziati fondi da destinare a favore del funzionamento del Comune d'Italia e, soprattutto dei suoi dipendenti, che addirittura da marzo 2018 non percepiscono stipendio.
 
Una boccata d'ossigeno per molti in attesa del colpo finale, considerato che 84 di essi sono destinati, nella migliore delle ipotesi, a cambiare lavoro, con l'attuazione della delibera dell'allora sindaco Roberto Salmoiraghi che stabiliva la nuova pianta organica, ai sensi della normativa sui comuni in dissesto.

Che futuro si prospetta, dunque, per Campione d'Italia? Purtroppo, l'incertezza regna ancora sovrana. Come pure la disperazione, a un anno (il 27 luglio 2018) dalla chiusura del Casinò, unica fonte di sostentamento per l'intera comunità, motore di un indotto economico che è andato lentamente ma inevitabilmente esaurendosi.

Un segnale, se non di speranza, perlomeno di concretezza, potrebbe arrivare dal rendere noti i contenuti della relazione di Bruschi, anche se il fatto che non è stato ancora possibile, nonostante corali e estrenui sforzi!, riuscire nell'intento, fa pensare che si tratti di uno "spunto di lavoro" che necessita di essere ancora rimaneggiato dalle stanze della politica romana.
 
Sempre che abbia la volontà di affrontare questa emergenza con i tempi che un'emergenza, appunto richiede. Visto che dal 27 luglio dell'anno scorso tanto si è detto, tanto si è promesso, tanto si è ipotizzato, ma il Casinò resta chiuso come allora, forse qualche dubbio può venire.

E l'impressione, certamente suffragata dai fatti, è che più si tarda più la ripresa sarà difficile e incerta. Gli ex clienti del casinò hanno preso nuove abitudini. Chi ha potuto, forse i più intraprendenti tra i campionesi, ha scelto altri percorsi, magari fuori dall'enclave.
 
Desolazione, disincanto e rabbia sono i sentimenti dominanti di chi ha voluto restare, o è stato costretto a farlo. Pensare di andare avanti così ancora per mesi è la reatà, ma difficilmente accettabile.
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